Le Sacre: per un’archeologia dell’umano

Una foresta di corpi nudi si anima, si sbriciola, si immobilizza con azioni che variano a livello molecolare, facendo intravedere il “nascosto” e portando queste scie di movimenti sempre più impetuosi alla ricerca dei primi gesti. Si mostra così Le Sacre di Virgilio Sieni, durante la prima replica al Teatro Comunale di Bologna. Il sipario si apre sulle note del Preludio, con musica dal vivo magistralmente eseguita da Daniele Roccato. Il suono del contrabbasso, come il nastro di Moebius, racchiude in se motivi intrappolati, che si intrecciano e mettono in moto dei meccanismi legati alla memoria. La musica accompagna in scena un gruppo di naufraghe, dai volti e corpi nudi; le sei danzatrici sono immerse in una danza disgiunta e unita allo stesso tempo, mostrano le loro pieghe del corpo richiamando alla mente le nostre origini come essere umani. Al termine di questo emozionante pre-rito, susseguito da una pausa, il direttore d’orchestra Felix Krieger annuncia una messa in dialogo tra la musica della Sagra della Primavera di Igor Stravinskij e il corpo danzante.

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Al centro di questo fiume di corpi è presente colei che potrebbe essere vista come l’eletta, interpretata da Ramona Caia, dal volto dipinto di giallo e una calza violacea che la distinguono dalla comunità. Essa viene sospesa, spostata, trasportata, come un onda in mezzo al mare. Alla base della coreografia cenni e gesti iniziatici, si passa dalla linea al cerchio alla scomposizione dei corpi, tutti elementi che conducono il pubblico a riflettere su certi prototipi del rito. Un rito di iniziazione rivolto ai danzatori, ai dettagli del corpo, rammentando i codici del passato. A contenere queste variazioni di bellezza tattile-visiva è un tappeto rosso che, per mezzo della luce, “raffredda” la carne dei corpi: un rimando continuo alla materia lacerante dei nostri giorni, una “macchina” danzante potente, ma che presenta tutte le debolezze di questa terra, messe in rilievo dalla ritualità del gesto.

Valentina Fiori

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