E alla fine: Le Sacre

Il sipario del Teatro Comunale di Bologna si chiude dopo le quattro giornate de Le Sacre di Virgilio Sieni. Ma nonostante tutto il parlare che ha fatto scaturire la nota Sagra della primavera, la platea rimbomba di curiosità. Vuole vedere e ascoltare con i propri sensi la coreografia di questo capolavoro (must) della danza. Vuole sfiorare le sensibilità sonore prima di Daniele Roccato e poi quelle del direttore d’orchestra Felix Krieger.
Un inizio mozzafiato che abbraccia uno sfondo bicromatico rosso fuoco e nero, in cui prende risalto il rosa pesca della nudità della pelle delle ballerine in scena, che danno l’avvio al Preludio scritto e diretto da Roccato. Dapprima un unico corpo con tante braccia che fuoriescono ritmicamente, con gesti puliti e cadenzati, come se fosse la divinità hindu Shiva, il danzatore cosmico che dissolve e rigenera i mondi. A poco a poco questa unicità si sdoppia, si raddoppia e le singole ballerine, tutte donne, si distaccano da quell’unica sembianza. Vibrano e raccontano la “Genesi” molecolare di ciò che c’era anteriormente, la nascita di vita sotto le note del contrabbasso.

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Corpi danzanti che trasmettono l’apprendimento della “piega del gesto” ridefinendo la nuova movenza danzante. Alle volte, infatti, si ha quasi la percezione di osservare frammenti di specchio, che donano prospettive insolite al movimento. Una corale di gesti che, a ritmi diversi, danza e si blocca, con la musica che continua a scorrere, ricreando quadri e possibili visioni. La danza in cerchio di Matisse, la crocifissione, la marmorea Dafne del Bernini che si tramuta in alloro, il richiamo agli alberi e alla metaforica nascita della primavera, che ridona la vita alla natura. Stop. Intervallo.

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Per non perdere la concentrazione durante il breve stacco tra il primo e il secondo tempo, l’attesa è accompagnata dal sottofondo musicale dell’accordatura degli strumenti dell’orchestra, che si protrae fino al momento in cui inizia La sagra delle primavera. Uomini e donne questa volta danzano assieme raccontandoci il rito pagano, che la classica partitura divide in due atti: L’adorazione della terra e il sacrificio. Corpi filiformi e sinuosi che si inchinano alla Madre Terra, si elevano al sorgere di questa nuova stagione propizia, che però richiede il sacrifico di un’Eletta da offrire agli dei. E qui la Morte regna regina, e accompagnata dalle note di tromboni e bassi che incalzano i danzatori, fa parlare gli avi che introducono la marcia sacrificale finale dell’Eletta, che va incontro al suo destino. I ballerini sollevano colei che è stata prescelta e la distendono sulla nuda schiena dell’altare sacrificale concludendo l’ultima replica de Le Sacre (du printemps).

Sara Fulco

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