Le Sacre, un rito per l’umanità

Corpi che irradiano il movimento parcellizzato in ogni direzione del palcoscenico come se il gesto non avesse fine, quasi a ricordare un’opera del Bragaglia. Un mondo primitivo, dove sei creature viventi iniziano a scoprire e percepire il loro nuovo corpo, come un bambino che impara a camminare: è l’inizio di un qualcosa, di una preparazione alla vita. In questo modo si apre il Preludio di Virgilio Sieni con musiche dal vivo di Daniele Roccato. La melodia del contrabbasso crea questo ambiente sonoro fuori dal tempo e dallo spazio, che accompagna ma mai dirige l’evoluzione delle danzatrici, che si muovono attraverso gesti disarticolati, contratti e poi liberati, resi autentici, primordiali, dalla pelle nuda, unico costume o meglio non costume, indossato dalle ballerine-indigene.

federica dibianco

Le sei creature si preparano alla vera cerimonia della vita, ad una dimensione sacrale del mondo, al suo stadio originario, dove tutta l’umanità è chiamata in causa perché è la rinascita della Terra che vanno a celebrare, è il rito de La sagra della primavera che va a delinearsi. Così, corpi eterogenei e seminudi, si impongono sulla scena, in una danza al limite dell’umano, dove ognuno è solo nel proprio divenire ma in comunione con l’altro, indipendente ma necessario per l’altro. La musica di Stravinskij che sottolinea il movimento frenetico dei danzatori, travolge lo spettatore e lo mette in relazione con essi, per riportarlo alle sue origini, condivise da ogni essere umano. L’Eletta è stata scelta, il rito può essere portato a compimento, la Terra ha il suo sacrificio.

Cristina Tacconi

  

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