Riscoprire la tattilità. Abbracci

Questa volta siamo sotto la cupola del Dom per una nuova rappresentazione di Virgilio Sieni. Ambiente suggestivo che ben si presta alla disposizione circolare e centrata dello spazio scenico: un cono di luce a recintare la scena, dodici sedie disposte ai margini come vertici di raggi di una circonferenza il cui centro è occupato da altrettante figure, uomini e donne, ma tutti accomunati dalla generazione di appartenenza, quella con più esperienza, con più cose da raccontare, con più segni sulla pelle: la terza età . Da spettatori ci è stato comunicato di poter assistere alla performance liberi di girare intorno allo spazio scenico, data la particolare connotazione geometrica che non consente un punto di vista preferenziale. È proprio la componente geometrica e la natura dei numeri ad intrigare in particolar modo il coreografo.

ph Lino Bertone

ph Lino Bertone

Gli interpreti prendono posto alle loro sedie, si guardano, si scrutano, attendono, poi qualcosa si muove. Dall’incrocio di uno sguardo tra due delle dodici persone in scena, si dà il via all’atto artistico. Li guardiamo alzarsi lentamente dalla sedia all’unisono, muovere i passi verso il centro della scena, avvicinarsi e, al culmine, prendere parte a un abbraccio, poi distanziarsi, sempre lentamente, e tornare ai loro posti, e poi ricominciare con altri, altri sguardi, altri abbracci. Ebbene sì… un abbraccio. Non un abbraccio coreografato, con costruzioni o abbellimenti, ma un abbraccio umano, un abbraccio universale, un abbraccio carico di affettività, un abbraccio la cui bellezza è proprio nel diverso modo in cui gli interpreti lo esprimono. È evidente, dunque, come questa performance sia intrisa anche di una buona dose di improvvisazione. La grandezza di Sieni è proprio quella di voler lasciare che queste persone anziane, questi corpi segnati dal tempo, esprimano autonomamente, senza copione, la saggezza dei loro gesti. Ci troviamo di fronte non a ballerini in pensione, a professionisti del teatro, ma a individui che inevitabilmente inscenano il loro vissuto, da partigiani, da madri, da chi ha visto la guerra, la morte e di conseguenza la vita.

ph Lino Bertone

ph Lino Bertone

Facile, dunque, dedurre perché Sieni abbia trovato efficace la scelta di interpreti più avanti con gli anni, ma durante l’incontro seguito alla rappresentazione, il coreografo stesso ci ha fornito un ulteriore chiarimento sulla sua scelta: «Per il particolare disagio del loro corpo». Certo, non più un corpo agile ma che fatica a reclamare il proprio posto nello spazio circostante, un corpo che soffre «la mancanza di contatto». Pensiero, quest’ultimo, che ribalta i ruoli pedagogo/apprendista giocati nella rappresentazione. Non siamo noi soli a percepire la carica emotiva del contatto tramite gli esempi che ci propongono, ma gli interpreti stessi che, grazie al lavoro affrontato con Virgilio Sieni, riscoprono l’esperienza tattile del corpo altrui ma, soprattutto, del proprio.

Sara Coluccino

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