Altissima povertà. Uno scambio di sguardi e posture

Luce offuscata, sguardi che si incrociano e libertà di movimento: questi sono i primi elementi che percepisco nell’entrare nello spazio teatrale del Dom. Stiamo per assistere a uno spettacolo del tutto diverso da quello che ha proposto fino a ora il coreografo Sieni durante la rassegna Nelle pieghe del corpo. In quest’occasione il pubblico è libero di muoversi, sedersi, rimane immobile, concentrarsi su un solo elemento o più elementi. La scena, o meglio la performance, è divisa in sei “quadri” che ospitano giovanissimi e anziani, tra i quali alcuni partigiani. Due poli opposti, con esperienze e pensieri totalmente diversi, ma allo stesso tempo molto vicini: legati da una prossimità nello sguardo, nella postura, nell’abbraccio o nel semplice sfioramento. Sono gesti semplici, consumati con lentezza lasciando spazio allo spettatore di riflettere.

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ph Mario Carlini

In questi trenta minuti di immersione comunicativa, si crea un campo di condivisione del tutto improvvisato tra il bambino e lo sconosciuto; in definitiva dobbiamo comprendere quanto è complesso mantenere l’attenzione su uno sguardo, su una postura. A volte sembra il giovanissimo a dirigere i movimenti e altre volte l’anziano: si crea così una forma di passaggio diretto, uno trasmette la propria esperienza all’altro, con delicatezza, senza arroganza. Seguire, sostenere, aiutare l’altro sono i principi a cui va incontro Altissima povertà: uno spettacolo che non utilizza la parola, ma sussurri, canzoncine cantate a bassa voce dalle bambine, filastrocche o tutto ciò che significa per le giovanissime qualcosa di vitale da consegnare al prossimo. Un flash di ricordi mi assale alla mente, nel sentire e vedere alcune delle più giovani che canticchiano vecchie canzoni come Alla fiera dell’Est; non dimenticando che noi rappresentiamo il nostro passato.

ph Mario Carlini

ph Mario Carlini

In un mondo dove siamo sempre di fretta, come sostiene uno dei partecipanti di Altissima povertà, «è bello spendere un po’ di tempo a osservare e guardarsi dentro». Non si tratta solamente dello sguardo che si posa sull’anziano, ma è in primo luogo anche lo sguardo dello spettatore, che si posa con grande fascino su di loro.

Valentina Fiori

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