Solo Goldberg Improvisation, racconti critici

Proseguendo un ciclico lavoro iniziato nel 1987, Virgilio Sieni fa delle trascinanti Variazioni Goldberg di Bach elemento sinergico del suo manifesto sul corpo e le sue pieghe, «qualcosa che vuol trapassare il corpo per donarsi alla figura, qualcosa che rende il corpo pagliaccio tragicomico dell’oggi». Abbiamo così deciso di fare un excursus (non esaustivo) tra le tante visioni di giornalisti e critici che dal debutto a oggi hanno visto Solo Goldberg Improvisation prima di noi e di questa sera 25 marzo ai Teatri di Vita, osservando il corpo di Sieni “possedere e esser posseduto” dalle note celebri di J.S. Bach.

Virgilio Sieni

È una danza che canta nel farsi improvvisativa di un gesto in cui le mani, i piedi, i muscoli della schiena, gli scatti dello sterno, gli spostamenti del collo si insinuano nello spazio con brillantezza e sudore.
FRANCESCA PEDRONI, Il Manifesto, Se i corpi vengono chiamati a un gioco crudele, 2004

Entra ed esce dalla performance ad ogni variazione, quasi fossero round di un match che il danzatore conduce con la musica. E il suo segno gestuale ti cattura, ti ipnotizza, ti trascina in un universo di movimenti angolari, acuti, giri rapidissimi, cadute, come se all’improvviso il corpo di disarticolasse. Ha uno sguardo luciferino, canticchia la musica, come se volesse restare distante dal coinvolgimento esecutivo.
SERGIO TROMBETTA, La Stampa, Sieni, un «Messaggero Muto» dallo sguardo luciferino, 2004

Non ci sono regole, non c’è una coreografia definita, non ci sono passi, tutto è movimento che si delinea nell’aria e coinvolge lo spettatore illudendolo di essere anch’egli parte dell’affascinante processo creativo.
ARIANNA BELLI, Libertà, Sieni, il tempo sublime e puro delle Variazioni, 2005

Solo Goldberg Improvisation sono una sfida, un sacrificio, un olocausto di energia che brucia più forte della musica, perchè in fondo riesce a ribaltare l’ordine delle cose. Le pause e le soste di Sieni danno alle Variazioni Goldberg un profilo più frastagliato, più sofferto.
ALESSANDRO TAVERNA, La Nuova Cultura&Spettacoli, La sfida di Goldberg Improvisation, 2005

Il limite, ciò che è strutturalmente definito, risulta essere la piattaforma di sperimentazione su cui Sieni e Bach, artisti-artigiani, costruiscono le loro partiture: inserendosi con inventio nelle intercapedini della struttura essi si impongono delle regole di partenza e si sforzano di sfogare l’espressione della loro arte, (…) verso l’incomprensibile, l’enigma che per Bach è il divino, per Sieni il “baratro” di fronte a cui l’uomo è posto nel momento in cui si domanda quale sia il senso della sua esistenza.
GAIA GERMANA’, Altre Velocità, Il corpo polifonico di Virgilio Sieni, 2006

solo (1)

Un gioiello compositivo di energia e bellezza. Sieni assorbe e rilancia sul piano fisico la complessità musicale, giocando anche sulle citazioni dal balletto, dal cinema, dalla storia dell’arte in una costruzione di altissima teatralità.
VALERIA OTTOLENGHI, La gazzetta di Parma, La musica di Bach si fa danza con l’intenso «Solo» di Sieni, 2006

L’ energia sgorga col movimento nel silenzio, prima che il pianoforte cominci a risuonare, e si prolunga quando la musica non è più udibile ma grazie a Sieni ancora visibile. Il corpo, così disarticolato in pezzi irrelati «risuona» a volume zero di gesti che affiorano dalle emozioni di fondo: azioni impedite o anticipate o reiterate ma primordiali.
NICOLA SIGNORILE, La gazzetta del Mezzogiorno, Virgilio Sieni e Bach il corpo è numero, 2006

L’intensità d’approccio all’opera di Bach è, nelle intenzioni dell’interprete, quella di toccare con mano una fatica fisica e una dimensione altra, sconosciute. Senza possibili finzioni e schermazture, la danza che si evolve dal corpo di Virgilio Sieni ha assimilato, con la maturità, la qualità del tempo.
ELISABETTA CERON, Messaggero del lunedì, Nell’evoluzione teatrale di Sieni, 2006

Tenitées souvent d’humour, parcourues d’éclairs de beauté, parfois presque insignifiantes, sa chorégraphie et ses improvisations sont fragiles comme l’homme, sensibles comme l’âge qui avance.
GUY DUPLAT, La Libre Belgique, Bach jusqu’à l’epuisement du corps, 2007

Metrica di una poesia di gesti e movimenti ripuliti dai cliché e dalle convenzioni, le Variazioni Goldberg diventano per questo artista irrequieto la chiave d’ accesso a continue intuizioni possibili sulla danza. Perché non c’ è niente di più inesauribile del mistero di un corpo che si muove nello spazio.
SARA CHIAPPORI, La Repubblica, Dal pianoforte al palco le Goldberg secondo Sieni, 2010

a cura di Alice Murtas

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