Aspettando Cena Pasolini…

Cena Pasolini: l’Ultima Cena incontra Pier Paolo Pasolini, gli apostoli cenano a fianco a fianco di un Rosso Fiorentino in chiave pasoliniana. Portare in scena la Passione, come momento di fallimento dell’uomo. Un progetto ancora più ambizioso considerando che a far vivere una coreografia in cui ogni tavolo risuona dei gesti degli altri sono ballerini non professionisti e persone comuni senza esperienza di ballo alcuna. Uno dei casi in cui, per crederci, occorre vedere.

foto di Carlo Giorgio, per sua gentile concessione

foto di Carlo Giorgio, per sua gentile concessione

Lo spettacolo è portato sulla scena con la collaborazione dell’Associazione Corale G. Savani di Carpi, formata da soprani, contralti, tenori e bassi e con Giampaolo Violi come direttore. La Corale è un gruppo misto di amatori che sotto indicazione di Violi più che la perfezione tecnica insegue la visceralità, il comunicare con la voce, la spontaneità e l’affermazione dell’individualità come mezzo per raggiungere un insieme; non è nuova all’esplorazione di espressioni musicali di varia natura, spettacoli di varietà compresi. Dati questi caratteri, quindi, l’adesione a Cena Pasolini non sorprende più di tanto. L’incontro tra Virgilio Sieni e la Corale risale al 2013, anno in cui il coreografo propone al festival modenese Vie lo spettacolo Home_quattro case. La Corale, in questa occasione, plasma se stessa con Virgilio Sieni sfidandosi a unire voce e musica al movimento, a comunicare con il canto e al contempo col corpo cercando la sincronia di entrambi i fattori e intrecciando movimenti sonori, come il battere le mani, alla musica. Il canto è assente, e questa è per la Corale una sfida a trovare il canto, così familiare, attraverso l’acquisizione di una coscienza corporea, cioè qualcosa di sconosciuto ai suoi membri. Il tutto farà i conti con l’acustica di Palazzo Podestà, primo direttore dei tempi della musica del corpo come delle gole. I coristi non sono soli in questa avventura: a guidarli hanno gli assistenti di Sieni, come Daina Pignatti, che si paragona a un artigiano di affresco che deve colorare l’intonaco secondo il cartone fornito tentando di acchiappare l’essenza dell’artista e filtrarla attraverso di sé. Rosso Fiorentino, non a caso, è stato un pittore.

foto di Carlo Giorgio, per sua gentile concessione

foto di Carlo Giorgio, per sua gentile concessione

In questa nostra epoca, in cui aver tempo per comunicare, trovarsi, è una specie di piccolo miracolo, ecco che una coreografia, una successione di gesti, porta in contatto: sia fisicamente sia cerebralmente. Scoprire un gesto nuovo, già in noi ma finora ignorato, lasciando da parte la perfezione tecnica e prediligendo la memoria che resta della semplice riproduzione di un gesto nuovo, o approfondendone la meccanica per arrivare a comprenderlo, riscoprirlo in qualcosa di dimenticato. E così, comprendere un po’ più di noi stessi, ricordare che siamo in contatto col mondo intero e che questo richiede molto di più di uno scambio a suon di digitazione continuamente attivo. Ecco perché gli incontri post spettacolo sono come una parte di esso: un’occasione per un confronto sincero e un dialogo reale.

Stefania Loppo

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...