Diari Cena Pasolini (6). Testimonianza di Uliano Vescovini

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Danzatore. La poliomielite a cinque mesi, 62 anni fa. Danzatore. Non sto in piedi. A Cena Pasolini sarò a terra, in ginocchio, a carponi, a strisciare, ad arrampicarmi. Danzatore.

Cosa ci faccio qui?

Da alcuni anni pratico teatro-danza. Col tempo ho preso a considerare la mia gestualità un linguaggio che, io solo, potevo mettere a disposizione del coreografo, qualora lo interessasse. Un linguaggio il cui vocabolario non è del tutto noto neppure a me stesso, ma sul quale mi è caro e mi giova indagare. Ma come? Lavorando. In ogni esperienza è capitato che chi mi ha diretto abbia trovato in me gesti che non sapevo di avere o a cui non davo importanza o che comunque non avrei mai utilizzato per rappresentarmi. Alla fine deduco che l’unico modo per portare avanti la mia ricerca è “lasciarmi guardare”.

Vedo Virgilio Sieni (anche) come un esploratore di linguaggi. Alla ricerca del gesto più intimo e archetipico. Per la sua ricerca deve “guardare”. Guardando poi “vede” e “crea”. Il momento del “vedere”, che attiene alla sensibilità, è come una parete osmotica attraverso la quale si passa dalla ricerca alla creazione.

Ricerche che convergono. Un primo motivo per essere qui.

Ma quanto ho detto finora si può applicare a ciascuno dei partecipanti a Cena Pasolini. Tra 65 persone di età tra i 9 e gli 80 anni, quanti linguaggi unici ci saranno? Secondo me, circa 65. Virgilio Sieni ha avuto a disposizione un ipermercato di linguaggi, da guardare, vedere e dirigere. Tanti da farmi dubitare dell’eccezionalità del mio. Quindi mi chiedo se la mia disabilità esista (in scena). O non sia piuttosto una lente d’ingrandimento, un’iperbole linguistica, un’enfasi sulla molteplicità e l’unicità dei gesti di una comunità di esseri unici. Un secondo motivo per essere qui.

Da un punto di vista soggettivo la scena è un luogo di restituzione di dignità ai miei gesti “sbrandellati”. Quel che nella vita è mancanza, in scena diventa aggiunta, quello che è povertà diventa patrimonio, quello che è morte diventa resurrezione. È glorioso essere qui!

Emotivamente è pura Gioia.

Uliano Vescovini

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