La Passione del gesto. A proposito di Dolce Vita

In scena volti pallidi, sguardi persi e bocche sbavate di rosso: con DOLCE VITA_Archeologia della passione stiamo per assistere al dolore e alla gioia di un’intera umanità. Lo spettacolo propone cinque quadri coreografici, descrivendo il racconto evangelico della passione di Cristo – Annuncio, Crocifissione, Deposizione, Sepoltura, Resurrezione – attraverso un corpo unico di otto danzatori, che si spogliano e cambiano il materiale scenografico sotto gli occhi del pubblico. Non troveremo riferimenti diretti alla religione quanto ai quadri tanto amati da Sieni, che lui stesso definisce «i miei amici», come Pontormo, Piero della Francesca, Masaccio, Goya, Dürer.
Un silenzio immenso avvolge la platea. Sul palco nudo senza quinte, con tutti gli oggetti di scena allo scoperto, il nostro occhio viene catturato da un «animale antropologico»: il contrabbasso di Daniele Roccato, così denominato da Sieni nell’incontro successivo allo spettacolo. Ancora una volta, dopo il Preludio che anticipava Le sacre, abbiamo l’onore di risentire dal vivo le musiche del compositore veneto. Avanza in scena lentamente Ramona Caia, in veste di angelo annunciatore, un angelo caduto, fragile, impedito nei movimenti a causa delle ali bianche sgualcite, che si trascina dietro. La danzatrice comincia una svestizione partendo dalle ali per arrivare alla maschera trasparente che le plastifica il volto, intraprendendo un viaggio di trasfigurazione del corpo.

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Siamo di fronte a un gruppo di clown, figure al di là delle regole che “giocano” tra loro, trasmettono confusione e ordine, che con le loro espressioni dipinte marcano il tempo in modo diacronico. Gli oggetti scenici sono fondamentali per la costruzione e differenziazione dei cinque episodi. I danzatori indossano in testa cappelli a cono che ricordano l’opera di Francisco Goya Una processione di flagellanti (1812-1819), richiamando i penitenti, gli inquisiti, i crocifissi. Incarnano una danza pulsante nella quale i cappelli “puntati” cambiano le dinamiche del corpo del danzatore, come protesi che allungano e trasformano gli arti.

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Successivamente i danzatori assumono posizioni scomode che rimandano alla Deposizione, si sospendono a vicenda con l’aiuto di stecche di legno, aggregandosi e disgregandosi continuamente; pezzi di legno, come materia facente parte del nostro vivere, del nostro essere. Un tappeto bianco, nel lato sinistro della scena va a delimitare il perimetro della Sepoltura.

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Ogni quadro è riconoscibile grazie a cartelli che scandiscono il tempo della Passione: per esempio nell’ultima vicenda i cartelloni con le lettere che compongono la parola “Resurrezione” vengono mostrati due volte rispetto alle sezioni precedenti, come se i danzatori volessero marcare il momento della “rinascita”. Il suono del contrabbasso si mostra adesso gioioso, unito ai movimenti veloci della comunità che spazia per l’intero palcoscenico.

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La bellezza di questi corpi ci lascia con una smorfia finale, uno scuotersi corporeo rivolto alle colpe di questa terra. Le suggestive note di Roccato continuano a espandersi nell’aria, accompagnando il senso di abbandono prodotto dall’imprevista uscita degli interpreti.

Valentina Fiori, Camilla Guarino, Cristina Tacconi

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