Primavera Cango a Firenze. Conversazione con Virgilio Sieni

Mentre risuonano ancora nelle orecchie e negli occhi gli echi della bolognese Cena Pasolini, i corpi anziani e quelli giovanissimi, le voci della corale Savani di Carpi, i gesti minuti e i movimenti di esodo di folla, si apre la stagione primaverile di Cango a Firenze (via Santa Maria, 25). Cango Cantieri Goldonetta, lo spazio della Compagnia Virgilio Sieni, diventata da poco Centro di produzione per la danza, propone tre progetti, uno per ogni mese primaverile: Paesaggi del gesto in aprile, Stanze segrete in maggio, Family in giugno. L’attività continuerà in luglio con Cenacoli fiorentini. Grande adagio popolare e da settembre a novembre con un nuovo festival, attualmente ancora in elaborazione. Virgilio Sieni ci illustra questa nuova avventura.

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Cosa succederà a Cango in primavera?
La Primavera Cango continua Nelle pieghe del corpo, il tragitto iniziato a Bologna, percorrendo tre strade che includono diversi aspetti del nostro cammino; si raccoglie con i non professionisti e li mette in contatto con danzatori e coreografi, presentando produzioni originali. Il primo atto, Paesaggi del gesto, porta a maturazione il Gruppo Butterfly Corner. Con Nido di luce (9-12 aprile) le ragazze che lo costituiscono si mettono alla prova con due danzatori professionisti della mia Compagnia.

Come nasce questo gruppo di danzatrici adolescenti?
Prende le mosse dal progetto Cerbiatte del nostro futuro, concepito nel 2010 per iniziare un percorso con giovani danzatori tra i 10 e i 15 anni, un’educazione alla danza che contenesse anche una formazione umanistica. Per chi inizia, ci sono solo scuole private: questo è stato un tentativo di aprire varchi di consapevolezza rispetto ai linguaggi della danza contemporanea, di insegnare l’ascolto reciproco, di far lavorare insieme fuori dalla forma accademica, di mettere a confronto le giovanissime interpreti con un coreografo che guarda al panorama internazionale. L’esperienza, iniziata in collaborazione con il festival di Castiglioncello, diretto allora da Andrea Nanni, ha prodotto due spettacoli, Fuga e In ascolto, e si è poi disseminata in altri luoghi, in Puglia, alla Biennale di Venezia. Abbiamo aperto varchi anche per altre regioni, come le Marche, l’Umbria, il Veneto, e messo a confronto altri giovanissimi con coreografi contemporanei.

Cerbiatti del nostro futuro - Fuga

Cerbiatti del nostro futuro – Fuga

Come sono concepiti Nido di luce e l’altro spettacolo di aprile con Giuseppe Comuniello?
Le ragazze che hanno iniziato nel 2010 ora hanno 15-16 anni. Potrebbero avviarsi all’attività professionistica. Nido di luce è un passaggio: lavorano con due danzatori della Compagnia, Jari Boldrini e Davide Valrosso. Subito dopo presentiamo un altro tragitto singolare, quello di Giuseppe Comuniello, danzatore non vedente, con Il seme del piangere, un titolo che viene dal poeta Giorgio Caproni. Abbiamo unito i due lavori sotto il titolo Paesaggi del gesto, perché sono i percorsi più significativi, più umani, realizzati nell’Accademia sull’arte del gesto. Anche qui metto Comuniello a confronto con bambine e con danzatori professionisti, in un quintetto. Gli tolgo i segni per terra, la cartografia di orientamento, per affidarlo alla relazione con gli altri corpi presenti in scena.

Cosa significa il sottotitolo Esodo in forma di gesto, con quella parola, esodo, che ricorre molto nei tuoi lavori?
È una adagio che affronta il tema dell’esodo, che effettivamente mi accompagna da tempo. Nuclei grandi e piccoli attraversano la scena, rastrellando memoria. Vediamo una banda di Arlecchini alla deriva, che richiama la Famiglia di saltimbanchi di Picasso e il mio De Anima. Il clima è malinconico ma tattile, notturno come quello del Preludio alla Sagra della primavera di Bologna. I cinque interpreti stanno vicini, ogni movimento nasce da un altro movimento, da vicinanze, da piccoli gesti, e sembra camminare, macinare polvere, strade, stati interiori da far emergere…

Una riflessione a lato. Come la trasformazione in Centro di produzione per la danza ha influito sulla vostra attività?
Ha permesso uno sguardo più ampio. Ha come dato una metrica e consentito di progettare ritorni annuali di alcune esperienze.

Cosa sono le Stanze segrete di maggio?
Sono creazioni di coreografi che ci interessano (Jari Boldrini, Elena Giannotti, Marina Giovannini, Giulia Mureddu, Cristina Rizzo e mie), dedicate a giovanissimi danzatori, tra i 10 e i 15 anni. Si tratta di continuare un percorso, creando nuove intensità. Parallelamente a queste nuove creazioni per tutto il periodo che va dal 15 al 29 maggio si potrà vedere un lavoro della Compagnia, Sonate Bach. Di fronte agli occhi degli altri, in una lunga tenitura che punteggia la presentazione dei nuovi lavori e fa, per essi, da specchio e momento di confronto.

Di fronte agli occhi degli altri

Di fronte agli occhi degli altri

Giugno lo dedicate alle famiglie…
Family metterà in scena sei famiglie, mamma papà e figli, ma anche nonni, compagni e compagne e ogni forma di famiglia allargata. Spero di vedere un po’ di tutto, anche nuclei molto ampi e originali. Ogni famiglia sarà affidata a un coreografo (sono Michele di Stefano, Marina Giovannini, Virgilio Sieni, Kinkaleri, Giulia Mureddu e Cristina Rizzo). Metteremo in scena in ogni ciclo di rappresentazioni tre nuclei familiari contemporaneamente, a creare piccole intensità, a Cango. Ogni gruppo avrà a disposizione uno spazio di 5 metri per 5. Gli spettatori li potranno osservare, frequentare, camminandogli intorno, secondo un concetto di territorio che abbiamo esplorato con la Cena Pasolini in Nelle pieghe del corpo_Bologna. Tutta la rassegna ha questo senso di viaggio attraverso radure, di perlustrazioni verso i giovanissimi e in cerca di travasi di umanità. Se ci riesco, convinco mio padre, che ora ha 87 anni, a riprender il nostro duo, Osso.

Cosa succederà, dopo questa Primavera Cango?
In luglio sarà la volta del grande adagio popolare dei cenacoli fiorentini. Ma la novità sarà un festival di danza contemporanea, tra settembre e novembre, realizzato con il Teatro della Pergola, per avere spazi più ampi, per poter mostrare produzioni di diverse dimensioni e ospitare anche esperienze internazionali. Cerchiamo di aprire un varco tra i decreti legge sul teatro facendo dialogare il nostro Centro di produzione per la danza con uno dei Teatri nazionali. Chiamerò artisti in residenza, che verranno a Firenze a preparare il loro lavoro. Chiederò loro anche di riflettere sulla trasmissione ai giovanissimi e ai cittadini, chiamando artisti disposti a mettersi in gioco nell’accademia sull’arte del gesto. Ho già dei nomi, Elena Giannotti, Marina Giovannini, Francesca Pennini di ColletivO CineticO; ne selezionerò altri, e chiederò loro un lavoro molto nel dettaglio, tra le sfaccettature del presente.

I Cantieri Goldonetta  (Cango) a Firenze

I Cantieri Goldonetta (Cango) a Firenze

Un Centro di produzione quindi che non solo crea spettacoli, ma mette in moto energie, sguardi, visioni, momenti di trasmissione, possibilità…
Credo che il mio compito sia attivare geografie, spazi, a Firenze. Non abbiamo un grande teatro e non possiamo quindi progettare con una visione monocentrica. Cango deve diventare una fucina, un cantiere con una sala di cento posti e con altri spazi di residenza, laboratorio e spettacolo intorno, negli edifici, nei luoghi della città. In un momento in cui i decreti sul teatro invitano ad accentrare, io propongo una geografia di spazi che possa irradiarsi sul territorio cittadino. Immaginate come sarebbe stato Nelle pieghe del corpo a Bologna se fosse nato da tante residenze artistiche distribuite in vari luoghi della città.

La redazione

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