Mar Rosso – Notte Bianca

Il titolo Mar Rosso richiama subito tante cose, prima di tutto il colore che si sparge oggi nei nostri mari, riferimento chiaro all’emigrazione. Ma questa sarà anche un’anticipazione del ciclo di Esodi su cui sta lavorando Virgilio Sieni, che verranno rappresentati ai Cenacoli Fiorentini a luglio. Stasera, in occasione della Notte Bianca, andrà in scena a Cango, con tre repliche (ore 21, 22, 23), uno spettacolo formato da tre quadri: due di questi prendono spunto dagli Esodi, uno interpretato da nove giovanissimi danzatori, l’altro formato da un gruppo di tredici persone tra cui anziani e quattro africani.

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Il terzo quadro invece avrà per protagonisti due angeli. Due angeli senza forza che utilizzano le loro ultime risorse per mantenersi orizzontali, buttandosi sui gomiti, attraversando un piccolo spazio di soli due metri rantolando ma in una forma molto dignitosa, in una condizione quasi di barbone ma che mantiene sempre una sua dignità. Un angelo è interpretato da Giuseppe Comuniello, danzatore non vedente che collabora da tempo con Sieni, l’altro da Gregorio, un bambino che Virgilio descrive come un “puttino”: «Ingloba tutto ciò che è l’eroicità della guerra con l’amore, per arrivare a quello che è il senso del puttino». Un terzo angelo africano (Daniel Dos Prazere Brinco) si alternerà al bambino.

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Il pubblico dovrà entrare scalzo e costruirsi il suo percorso tra gli spazi perimetrati da un nastro adesivo, perché si tratta di azioni sceniche che avverranno contemporaneamente in spazi diversi. È da cinque anni che Virgilio Sieni partecipa alla Notte Bianca fiorentina; fin dalla prima volta, all’interno di questa esperienza, ha deciso di non mettere mai in scena la Compagnia ma sempre grandi adagi popolari: «La Notte Bianca è un po’ come quando una volta andavano a fare la camminata lungo corso, scendevano tutte le campagne e le periferie».

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Addentrandoci nel percorso creativo del terzo quadro, Giuseppe Comuniello ci racconta qualcosa in più riguardo alla figura dell’angelo e alla sua interpretazione: «L’angelo come figura è stata un po’ complicata perché nel mio immaginario è qualcosa che vola, di sovrannaturale, eretto e fiero, buono ma allo stesso tempo quasi implacabile. Invece in questo caso doveva essere un angelo che è a terra, non si rialzerà mai, anche perché ha una sola ala. Questo mi ha aiutato molto nell’interpretazione perché avendo solo un’ala si capisce subito che c’è qualcosa che non va. È come se fosse un angelo che per metà nella sua figura incarna anche l’uomo, non è del tutto sovrannaturale. In più parte da terra, steso su un cartone simbolo di povertà, dell’accattonaggio, dell’essere barbone e del non avere fissa dimora. Un angelo rinnegato dal Paradiso. All’inizio non è stato facile riuscire a racchiudere tutte queste cose: c’è fragilità ma allo stesso tempo fierezza, solennità ma allo stesso tempo l’uomo. Non c’è fisicità ma solo essenzialità».

Camilla Guarino

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