Bach: tre sonate

Tutte e tre le sonate che fanno da accompagnamento musicale a Sonate Bach possono essere senza dubbio classificale come musica classica da camera appartenente al periodo Barocco. Meno semplice è fornire una datazione; tuttavia, nonostante vi sia chi indica i primi anni Quaranta del XVIII secolo, l’ipotesi più probabile è che siano state composte attorno al 1720. Dal 1717 al 1723 Johan Sebastian Bach è stato maestro di cappella per il Principe Leopoldo di Anhalt-Köthen. Il principe Leopoldo era calvinista, e i severi capisaldi di questa religione rifiutavano la musica liturgica eccessivamente elaborata; era però anche un uomo dotato di un vorace appetito per la musica strumentale, tratto che incoraggiò probabilmente Bach alla composizione delle tre sonate.

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La Sonata No.1 G-dur BWV 1027 è un arrangiamento del Trio Sonata in G maggiore BW 1039, un basso continuo concepito per due flauti traversi. La Sonata No.1 riveste un ruolo fondamentale nell’evoluzione della musica da camera del XVIII secolo, in quanto introduce l’arpicordo (antico strumento musicale a corde munito di tastiera) nell’olimpo degli strumenti principali della sonata.

La Sonata No.2 D-dur BWV 1028 è la composizione in cui la viola da gamba ha il ruolo più dirompente e irruento, che richiede un’esecuzione musicale di altissimo livello. Alla luce dell’ipotesi che le tre sonate siano da datarsi al 1740 circa, va rilevato come al tempo i grandi maestri della viola da gamba fossero in declino e in età di vecchiaia; una composizione in cui la viola da gamba ha un ruolo tanto prominente deve aver certamente rinfocolato la popolarità dello strumento e invogliato nuovi studiosi di musica a sposare lo studio dello strumento. Se consideriamo come plausibile questo scenario, la Sonata No.2 è probabilmente in parte responsabile della presenza, oggi, di ottimi maestri di viola da gamba.

La Sonata No.3 g-moll BWV 1029 si distingue dalle due sorelle per la sua struttura a tre movimenti. Secondo lo studioso Ulrich Siegele, questa composizione è stata la sorprendente evoluzione di quello che era nato come un concerto per flauti traversi: ne sarebbe prova il fatto che il discorso musicale risulta molto simile a quello di un concerto, e in particolare porta gli echi del Terzo Concerto Bradenburghese di Bach. La teoria di Siegele ha il pregio di spiegare in modo coerente la differenza strutturale che intercorre tra la Sonata No.3 e le altre due composizioni del trio: resta, tuttavia, solamente un’ipotesi. Probabilmente non verremo mai a conoscenza delle reali e comprovate origini della sonata.

Stefania Loppo

 

 

 

 

 

 

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