Intervista a Giulia Mureddu: viaggio all’interno di Sonate Bach

Questo mese ai Cantieri Goldonetta è andato in scena per più di due settimane (dal 15 al 29 maggio) Sonate Bach_difronte al dolore degli altri. Parliamo di uno spettacolo storico all’interno del repertorio della Compagnia Virgilio Sieni, che ha debuttato per la prima volta nel 2007. Nel corso degli anni gli interpreti sono cambiati, qualcuno è ritornato (Ramona Caia) e la partitura coreografica si è modificata.

Sonate Bach 1

Giulia Mureddu, danzatrice della Compagnia Virgilio Sieni dal 2012, ci racconta la sua esperienza all’interno di questo percorso:

Ci sono stati diversi cast e tre edizioni diverse di questo spettacolo, quali differenze hai notato tra la messa in scena del 2012 e quella di oggi? «Prima di tutto il cast era diverso. Ramona Caia era presente nella prima edizione ed è tornata in quella di quest’anno. Nella seconda messa in scena del 2012 al posto di Ramona c’era Sara Sguotti insieme a un cast tutto nuovo rispetto al primo. Io sono stata coinvolta proprio in quell’anno, appena entrata nella Compagnia. Allora dovevo prendere un ruolo già esistente (di Simona Bertozzi) quindi sono stata molto fedele a quello che lei aveva creato insieme a Virgilio. In questa ultima edizione invece mi sono sentita molto più libera di rendere mio il ruolo e mi dà una gran soddisfazione essere riuscita in questo. Parlando propriamente del pezzo coreografico c’è da dire che ci sono stati molti cambiamenti rispetto alla prima versione, al cui interno ad esempio veniva proiettato un video di Adriano Sofri I cani di Sarajevo (1994). Questo non è stato più fatto, essendo qui lo spazio molto aperto. In generale da quello che ho percepito credo che abbia mantenuto inalterato il suo impatto: Sonate Bach arriva in modo molto diretto, nella sua semplicità e linearità. Tornando al cast, per me è stato molto bello mettere di nuovo in scena questo spettacolo insieme a Ramona che comunque ha un’età che si avvicina alla mia (ride, ndr), riportare un’esperienza già vissuta insieme è un qualcosa che mi piace condividere con lei. I ragazzi invece sono un po’ più giovani, ma è davvero molto bello stare in scena con tutti e tre».

È cambiato anche lo spazio… «Sì, qui a CanGo appunto lo spazio è molto aperto e si presta bene a questo tipo di lavoro coreografico. Quello che ho percepito nel portare lo spettacolo qui dentro è del tutto diverso rispetto al 2012, quando siamo andati in scena al Teatro della Pergola, dove proprio per la conformazione spaziale piú classica dello spazio teatrale, il movimento e l’energia si disperdono più facilmente».

 Per quanto riguarda il movimento? «Il pezzo è molto lineare e danzato, arriva molto diretto allo spettatore. Ci sono brani di musica molto belli, molto danzati e specifici. Assistiamo a uno spezzettamento del corpo e a uno sbriciolamento della didascalia che si ripete, credo che sia un percorso molto chiaro da seguire».

 Hai notato differenze anche nel riscontro con il pubblico nel corso delle diverse edizioni? «Come ho già detto, questo lavoro è ben adatto a uno spazio come CanGo. Nella versione di due anni fa presentata alla Pergola uno spettacolo di questo genere a mio parere perde molto, si perde il dettaglio, la materia del corpo. Quindi rispetto alle messe in scena precedenti fatte in  teatro, qui nella sala grande dei Cantieri Goldonetti l’impatto con il pubblico è stato maggiore e più intenso».

Quindi anche il lavoro con Sieni è cambiato rispetto alla prima esperienza? «Sì, assolutamente. Anche attraverso l’ esperienza maturata in questi anni al suo fianco, grazie al lavoro fatto nella Sagra e in Dolce vita. Lui tende sempre a rinnovare i suoi lavori. La versione precedente per esempio aveva dei momenti più statici, con delle linee più trattenute, questa versione invece possiamo definirla piú mossa, sicuramente piú danzata».

Daniela Colamartini e Camilla Guarino

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