Alla scoperta di “Un mondo nuovo”, tra paura e desiderio dell’ignoto

Un passo curioso, sospeso tra l’onirico e l’oscura percezione dell’incognito: Un mondo nuovo di Elena Giannotti, andato in scena in prima assoluta dal 22 al 24 maggio a CanGo all’interno della rassegna Stanze segrete è interpretato da un gruppo di quattro piccole danzatrici, di appena nove anni, eleganti e graziose, forti e delicate, divertite e attente.

STANZE

La performance prende spunto da due testi arcinoti e molto distanti fra loro – La Tempesta di William Shakespeare e Il Mondo nuovo (Brave New World) di Aldous Huxley –, esplicitando così una linea programmatica basata sui due assunti antitetici di timore e desiderio, che si intrecciano fino a fondersi l’uno nell’altro nella realizzazione dello spettacolo. La sensazione di scoperta di un “nuovo mondo” si avvia dunque sulla scia di un oculato timore, drammatizzando la sottile linea che unisce le due sensazioni di paura e voglia dell’ignoto. L’incredibile capacità mimica della quattro danzatrici traspone sulla scena questa premessa, disgregandone completamente l’assunto concettuale per tradurla nella piena spontaneità dei loro gesti, precisi eppur intimi, vivi. Lo spazio scenico è come “un mondo nuovo” da esplorare, da testare e tastare con una lentezza indagatoria: ora insieme, ora singolarmente, le quattro protagoniste riempiono l’interezza della scena con i loro movimenti curiosi, preposti alla scoperta di un luogo sconosciuto, ma ricco di impulsi da cogliere. L’andamento della coreografia si configura come la messa in scena di un viaggio che si espleta secondo le dinamiche proprie del gioco, in un’alternanza di disordini e pose, sostegno agli equilibri e condivisione di passi, come i salti in temps sauté (staccare entrambe le gambe da terra) che, sostenuti nell’unione dei corpi, perdono la loro valenza di prodezza per diventare comune esplosione di gioia. Lo sguardo è spesso rivolto verso un cielo immaginario che si pone a completamento dello spazio circostante: la novità del mondo rappresentato si eleva dalla terra al cielo con un moto così espressivamente raccontato da indurci spesso a ricercare sul soffitto il punto focale di tale curiosità. Cosa vedono le quattro protagoniste lassù nel cielo? Poco importa, perché ciò che conta è aver condiviso l’ampiezza di una visione, lasciando correre il nostro immaginario verso tutto ciò che avremmo voluto vedere.

Francesca Gennuso

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