Verso una visione caleidoscopica, dove la fantasia diventa realtà

Un gioco verso i confini dello spazio, un viaggio al di là del limite della realtà: Verso una visione caleidoscopica è l’ultima “stanza segreta” aperta al pubblico di CanGo all’interno della rassegna dedicata a un nuovo modo di intendere la trasmissione, in un confronto-incontro fra coreografi emergenti e giovanissimi danzatori dai 9 ai 13 anni. La performance curata da Jari Boldrini, danzatore della Compagnia Virgilio Sieni, è un inno alla gioia della scoperta, un grido di esultanza che si espande all’interno di una dimensione mutevole conquistata dalla freschezza di sei giovanissimi danzatori, diversi per età (dai 10 ai 14 anni), per livello, per temperamento, ma uniti nella condivisione di un percorso immaginario in cui ogni visione diventa davvero “caleidoscopica”.

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L’ambiente performativo è di volta in volta delineato da un nastro adesivo che diventa un elemento mobile in grado di ridefinire i contorni di uno spazio scenico dalle infinite possibilità d’espansione. La freschezza dei corpi dei giovanissimi danzatori traduce sulla scena l’aspetto cangiante di ogni singolo gesto che muta con il mutare dello spazio: una striscia di carta adesiva assume il potere di una bacchetta magica, in grado di trasformare completamente l’andamento del movimento. In un’alternanza di equilibri e disequilibri, in uno scambio energetico a sostegno ed esplorazione l’uno dell’altro, il peso dei corpi, in costante trasformazione, mostra e incarna la metamorfosi dello spazio.

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Immersi nella mutevolezza della dimensione scenica veniamo come sommersi da un percezione altrettanto molteplice: se da un lato abbiamo la sensazione di essere gli unici destinatari di una visione caleidoscopica costruita apposta per noi, dall’altro ci sentiamo come gli intrusi dell’intima visione dei protagonisti. La sequenzialità della coreografia spazia tra questi due momenti antitetici che si susseguono e si mischiano sovrapponendosi l’uno all’altro. Quando lo spazio è delimitato e i gesti volgono all’unisono, il quadro mostrato è una sorta di rappresentazione di una visione caleidoscopica percepita in soggettiva; ma nel momento in cui la scena si libera dal confine, in quel non-luogo di transizione fra uno spazio e l’altro, ecco che la percezione diventa personale: ed è qui che avviene la vera scoperta dell’ignoto, è qui che la fantasia diventa realtà.

Francesca Gennuso

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