“Family s.f.” di Cristina Rizzo: con la famiglia, dietro le quinte

Due figure diverse per aspetto, ma simili nei modi, simmetriche nei sorrisi, emananti un’intima forma di sintonia: Desdemona e Silenia Ventroni, sorelle, madre e zia del piccolo Eugenio. Questa è la famiglia che si esibirà in Family s.f. dal 10 al 12 giugno a CanGo all’interno del progetto Family, per la coreografia di Cristina Rizzo. Li conosciamo durante una sessione di prove, che si avvia sulla scia della festosità di un incontro, quello tra le due sorelle, tra zia e nipote, tra la famiglia e Cristina Rizzo: l’atmosfera è quasi rarefatta, ricca di gioiosa complicità. L’ancestrale legame che unisce le due donne sin da bambine è come un filo rosso che brilla in ogni interazione di cui sono protagoniste, creando un’energia che esalta l’inesauribile vitalità del piccolo Eugenio.

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L’idea di partecipare al progetto parte da Desdemona: «Quando sono venuta a conoscenza di questo progetto sulle famiglie, la spinta a partecipare è stata anche caldeggiata dal periodo particolare che stavamo vivendo: è nato da poco il mio terzo bambino, Silenia si stava trasferendo ed Eugenio ha cominciato a danzare; quindi ho pensato che questa esperienza fosse una cosa adatta a segnare questa fase».

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La particolarità del periodo che vivono le sorelle Ventroni fa sì che CanGo, in questo momento, sia davvero l’unico luogo in cui fermare il turbine che stanno prendendo le loro vite; la frenesia propria del trasloco ha reso la loro quotidianità ancora più caotica, rendendo più urgente il bisogno di fermarsi a riflettere sulla meccanicità dei gesti usuali, che, come aggiunge Desdemona, è il motivo primario che l’ha spinta a inviare la candidatura: «Ogni giorno ci troviamo immersi in una miriade di movimenti, a volte anche gesti di cura, però tutto ciò avviene spesso in maniera automatica. In questa opportunità ho intravisto la possibilità di creare un apparato gestuale che fosse nostro, di ritagliare una nicchia di gesti, pensati e scanditi in un tempo diverso rispetto a quello che è il tempo della quotidianità». A questa idea di Desdemona, Silenia ha aderito con entusiasmo: «Sebbene siamo sempre state molto vicine, spesso anche il rapporto in sé si perde nel quotidiano; questo è un modo per ritrovarsi secondo un aspetto diverso, una nuova esperienza da condividere». L’entusiasmo si amplifica poi nella passione per la danza sbocciata da circa un anno nel piccolo Eugenio. Sempre Silenia aggiunge: «Sono molto curiosa della reazione di Eugenio rispetto a questa situazione, sia dal punto di vista performativo, sia dal tipo di relazione che possa crearsi tra di noi, una sorta di incontro che possa andare al di là del canonico rapporto tra zia e nipote». Infatti il piccolo Eugenio, nel manifestare la sua gioia nell’utilizzo dei pon pon «una cosa magica che ha portato Cristina [Rizzo n.d.r.]», aggiunge anche che mamma e zia «quando troviamo combinazioni con gli oggetti sono sempre mamma e zia, ma sono anche diverse».

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All’interno di questo vibrare di sentimenti reciproci, che riescono a mettersi in scena come un’estetica trasfigurazione del quotidiano, assume un particolare rilievo anche il rapporto che si è instaurato con la coreografa, che in alcuni momenti della performance interagirà con loro all’interno dello spazio scenico: «Avevamo bisogno che Cristina facesse parte di questa performance, la sua partecipazione è stata anche una nostra richiesta, necessitavamo del suo aiuto e quindi è come se la nostra situazione familiare si fosse allargata in modo da poterla includere», aggiunge Silenia.


L’entusiasmo è alle stelle, la voglia di entrare in questo particolare campo esperienziale è davvero tanta, ma non mancano le perplessità, le ansie, la paura che qualcosa possa andare storto o che semplicemente una volta di fronte al pubblico tutto possa diventare più difficile, ma Desdemona ha già creato il suo mantra di pensiero con cui mettersi al riparo: «A volte questa cosa ti mette in crisi, perché sei abituata a essere quella che osserva, invece adesso ti trovi come ad aver timore dello sguardo, però poi ho pensato che alla fine saremo tre famiglie, con tre diverse figure familiari, e nel pubblico ci saranno tanti pezzettini di queste famiglie, e quindi sarà una famiglia alla “n” potenza. Questo pensiero mi ha rassicurata, come anche la frequentazione di CanGo dall’interno, e allora – seguendo anche l’input di Cristina– mi sonno detta: accadrà, per certe cose andrà un po’ da sé, ma saremo sempre e comunque noi».

Francesca Gennuso

2 risposte a ““Family s.f.” di Cristina Rizzo: con la famiglia, dietro le quinte

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