Il mistero è la chiave del tutto. Family e “Talk to me” di Kinkaleri

Sono ancora i primi giorni di giugno ma Firenze è già invasa da turisti. Un caldo insopportabile rende impossibile rimanere fuori nel primo pomeriggio. Assistere alle prove della performance Talk to me del gruppo Kinkaleri è stato per noi come una salvezza dal momento che le fresche stanze di CanGo ci hanno offerto un ottimo riparo. Essendo ancora alle prime esperienze come blogger, è stata un’emozione poter sbirciare dall’interno la creazione e la preparazione di un progetto e il fatto che questo fosse circondato da un alone di mistero lo ha reso ancora più entusiasmante. Non sapevamo proprio cosa aspettarci dalla “famiglia Ada”, dal momento che eravamo a conoscenza solo di poche e generiche informazioni, come se da parte degli stessi coreografi ci fosse un vero e proprio intento di mantenere una certa segretezza.

11328186_10206298420880451_1122549193_oTalk to me fa parte del secondo ciclo di Family e andrà in scena insieme agli altri due lavori di Giulia Mureddu e Cristina Rizzo.
Noi abbiamo fatto qualche domanda ai Kinkaleri, rubato qualche foto delle prove e conosciuto la giovane interprete. Voi per saperne di più avete come unica occasione l’assistere alla rappresentazione di Talk to me dal 10 al 12 giugno ai Cantieri Goldonetta.

Adesso lasciamo la parola a due dei coreografi, Gina Monaco e Marco Mazzoni, che insieme a Massimo Conti hanno ideato la performance.

Cosa vi ha spinto a prendere parte e a collaborare al progetto Family?

«La cosa che più ci ha incuriosito e spinto alla partecipazione è stato il fatto che nonostante ci fosse un tema stabilito, la famiglia, eravamo lasciati liberi di sviluppare la nostra creazione assecondando l’idea che abbiamo di rapporti affettivi. È interessante come un nucleo familiare possa essere interprete di una coreografia».

Come è stato impostato il lavoro e quali sono gli elementi che vi hanno influenzato?

«Virgilio Sieni, spiegandoci il progetto, ha richiesto un certo tipo di visione: durata di trenta minuti della performance, lasciando il pubblico libero di spostarsi all’interno delle stanze e di scegliere quanto tempo dedicare a ogni famiglia. Questi due elementi hanno già dato una qualità al nostro lavoro rendendolo non una sequenza coreografica, ma indirizzandolo più su un aspetto ambientale e temporale; ciò non vuol dire che vi sia un’assenza di disegno coreografico. Il lavoro, infatti, è costituito come da tanti frammenti singoli ma riconducibili sempre alla stessa domanda, alla riflessione su cosa si intenda per famiglia oggi. La circolarità e la progressione di questi tasselli portano comunque a una conclusione precisa che ognuno può interpretare come vuole».

11347732_10206298420520442_332794190_o

Sorge spontaneo chiedervi qual è la vostra idea di famiglia…

«Secondo noi non è tanto importante il numero, il sesso e l’età dei membri che costituiscono un nucleo familiare, ma il rapporto che li lega. Ci sono tante risposte che si possono dare su questo nucleo definito e noi abbiamo scelto di lavorare su un’apertura: qualsiasi tipo di relazione è una famiglia. Siamo partiti da un’idea più composta di figure da mettere in campo e poi abbiamo sottratto via via cercando di aprire in altro modo. Essenza e assenza sono la chiave di tutto. La nostra vuole essere un’idea universale e astratta. Noi abbiamo stabilito solo gli elementi di un gioco, in modo che per gli spettatori sia più semplice rispecchiarsi».

11426966_10206298423000504_1662285138_o

La giovanissima interprete Ada, nove anni, dalla quale prende anche il nome la famiglia composta da “padre, madre e figlia”, si sente completamente a suo agio davanti al pubblico. Estroversa, curiosa e già ballerina di danza classica e moderna è sempre stata immersa in ambiente artistico, e con i Kinkaleri si sente in famiglia, è una di famiglia. Per ovvie ragioni che scoprirete solo durante la visione abbiamo potuto fare qualche domanda solo alla più piccola della famiglia che si esibirà.

Ada, cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza?

«Ho accettato subito la proposta di partecipare a questo spettacolo. Non sono timida quindi ho detto subito di sì! Mi piace tutto, ma l’opportunità più grande è stata quella di poter giocare con due bambolotti a grandezza naturale che è il sogno di tutti bambini. Io sono fortunata perché non mi devo accontentare di piccole bambole. Potrei starci anche un’ora a giocare con queste sagome. Ho sempre solo visto questo tipo di spettacoli, mentre adesso sono l’interprete!».

Isabella Ghiddi e Lavinia Elena Guidi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...