Family trittico B: a piedi nudi in famiglia

Il progetto Family si conclude con il Trittico B, rappresentato a Cango dal 10 al 12 giugno, speculare al Trittico A con altre tre famiglie e altrettante coreografie tutte diverse ma con uno stesso tema: la famiglia.

A volte a Cango bisogna togliersi le scarpe per assistere allo spettacolo. È il caso di Family, dove il pubblico itinerante tra le azioni coreografiche è libero di muoversi dalla sala grande alla sala media camminando sul pavimento di legno preparato per la danza. Questo semplice gesto di rispetto per il luogo ha anche il sapore di un rito di passaggio che trasporta lo spettatore scalzo nell’altrove della rappresentazione.

Entrando nella sala grande si trovano due delle tre coreografie: “Grave: studio sul peso” di Giulia Mureddu e “Talk to me” dei Kinkaleri. Sostando al centro lo sguardo si divide tra le due azioni sviluppate in spazi delimitati solo da un nastro adesivo bianco posato a terra.

FAMILY Giulia MuredduOsservando la prima famiglia si ha subito l’impressione di trovarsi davanti a un nucleo familiare molto in sintonia: tre generazioni, nonna, figlia e nipotino riescono con i loro movimenti a trasmettere tutta la dolcezza che ci può essere in un rapporto tra genitori e figli, portando sulla scena piccoli gesti di premura come quello di spostare le gambe del piccolo Kevin, cinque anni, come se gli insegnassero a muovere i primi passi o come a volerlo sostenere nella sua crescita; anche il finale è molto intenso, con i tre corpi che strisciano a terra distesi uno sopra l’altro.

Dall’altra parte invece troviamo una famiglia un po’ speciale: Ada e i suoi “genitori”, due sagome di un uomo e una donna che la bambina sposta creando diverse situazioni che trasmettono un’idea di famiglia non univoca, che può essere intesa come si vuole. Sicuramente colpisce il fatto di come una bambina di nove anni riesca a esibirsi da sola per mezz’ora davanti a tante persone con un controllo assoluto dello spazio e del tempo.

FAMILY Cristina RizzoDei rumori richiamano poi l’attenzione verso la sala media, dove si trova la terza coreografia: “Family F.S.” di Cristina Rizzo. L’atmosfera è completamente differente dall’altra sala dove regnava la tranquillità e i gesti erano più lenti: qui si trova un clima molto giocoso e vivace, una musica ritmica che ipnotizza e si rimane quasi sorpresi di trovare un così alto numero di oggetti di scena; un mappamondo, una piantina di basilico, un violino, una valigia, una borsa e tanto altro vengono spostati continuamente dalle due sorelle, madre e zia del piccolo Eugenio che si diverte moltissimo nei momenti di azioni collettive a cui partecipa la stessa coreografa. Con questo nucleo familiare si viene trasportati in una realtà caotica che ben conosce specialmente chi appartiene a una famiglia numerosa. Dopo aver preso dei pompon colorati, tutti insieme si lanciano in una danza scatenata con cui invadono per pochi minuti anche l’altra sala e che spinge gli spettatori a seguirli. Intanto Ada affida le due sagome rispettivamente a uno spettatore e a una spettatrice chiamandoci direttamente in causa.

Isabella Ghidi

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