PRENDE IL VIA STASERA GRANDE ADAGIO POPOLARE AL CENACOLO DI SANT’APOLLONIA

Ai piedi della quattrocentesca Ultima cena di Andrea del Castagno si apre stasera la quinta edizione di Cenacoli Fiorentini, progetto di Virgilio Sieni che quest’anno propone sei nuove azioni coreografiche sul tema dell’esodo. In questa prima tappa – Esodo#1, oggi e domani al Cenacolo di Sant’Apollonia, repliche alle 20, alle 21 e alle 22 con un’introduzione alla visione solo stasera alle 20.30 a cura di Sergio Risaliti – s’incrociano due azioni interpretate da ventitré partecipanti all’Accademia sull’arte del gesto.

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photo Sara Arfanotti

 

Sono adulti e anziani non professionisti di tutte le età, riuniti in una sorta di comunità del gesto, chiamati a evocare immagini di un’iconografia sacra che, tradotta in chiave contemporanea, rimanda immediatamente agli angosciosi fatti di cronaca relativi agli esodi dei migranti che ogni giorno approdano sulle nostre coste. Il loro movimento continuo tratteggia fragili camminamenti, a volte solitari a volte in gruppo, scanditi da incroci, deposizioni e reciproci sostegni. Sono sentieri animati da una forza espressiva generata dal profondo senso di comunità che unisce gli interpreti rispetto non solo al tema trattato ma anche alla condivisione di un percorso di consapevolezza del movimento e di avvicinamento all’altro, di liberazione dalla rigidità di posture abitudinarie per intraprendere insieme un cammino di conoscenza del corpo.

Indagando il senso dell’origine del gesto, Sieni rende gli interpreti coautori della coreografia che eseguono in scena. Sono persone che sempre più si dedicano al gesto, a esplorare una dimensione del tempo e della durata in cui l’approccio allo sguardo è sempre diverso. Chi intraprende questo itinerario si confronta intimamente con la caducità del corpo e della memoria, soprattutto le persone più anziane, poste in una situazione lontana dalla quotidianità, dove la sospensione rende il gesto imprevedibile. Così il ruolo dei più giovani diventa fondamentale per scandire il ritmo dell’azione; così anche il gesto più semplice si imbeve di significato: si cerca l’appoggio dell’altro, ci si sostiene reciprocamente nel ricostruire una memoria del corpo e del movimento.

photo Maurizio Giunti

photo Maurizio Giunti

Grazie all’azione di queste persone il Cenacolo non è più solo un contenitore di memorie storiche, torna a essere abitato, trova una nuova forma comunicativa, anche emotiva, rivelando inediti tratti di espressività. In questo rinnovato dialogo tra percezione del corpo e condivisione non c’è un punto di vista imposto o frontale: lo spettatore, come in molti altri lavori di Sieni, è libero di camminare intorno all’azione, avvolgendola, adeguandosi al ritmo naturale della coreografia, scegliendo il proprio personale percorso di fruizione. Partecipando attivamente al Grande adagio popolare.

 

Sara Arfanotti

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