UN ESODO INFINITO CHIUDE I CENACOLI FIORENTINI

 

La quinta edizione di Cenacoli Fiorentini_Grande adagio popolare giunge alla sesta e ultima tappa – domani e dopodomani, martedì 21 e mercoledì 22 luglio, entrambe le sere alle ore 21 e 22 – nella Biblioteca di San Marco, una delle architetture più emblematiche del primo Rinascimento, commissionata da Cosimo de’ Medici come prima biblioteca pubblica di Firenze.

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photo Isabella Ghiddi

Sonia Bieri, Claudia Caldarano, Giuseppe Comuniello, Maurizio Giunti e Alma Portone si ritrovano per sviluppare una linea di lavoro che aveva avuto una prima formalizzazione ne Il seme del piangere, presentato ad aprile a Cango.

Il seme del piangere è stato lo spunto da cui partire per la coreografia di Esodo#6: nell’elaborazione del materiale preesistente è cambiata soprattutto l’atmosfera: i cinque danzatori non indossano più i costumi da arlecchino ispirati a I saltimbanchi di Picasso ma mantengono il carattere di una famiglia”. Così Giulia Mureddu, assistente alla coreografia, descrive il legame tra i due spettacoli, che sviluppano con gli stessi interpreti i temi della famiglia, della comunità, del viaggio e dell’esodo.

Le prove hanno inizio a Cango con un’ora di riscaldamento in cui già si percepisce il feeling tra i componenti del gruppo, danzatori professionisti e non: Claudia Caldarano e Maurizio Giunti sono membri della Compagnia Virgilio Sieni mentre Giuseppe Comuniello e le due giovani Sonia Bieri e Alma Portone non sono professionisti ma hanno già preso parte a vari spettacoli del coreografo. Tutti collaborano e si aiutano nel ricostruire e trasformare i movimenti rispetto al nuovo contesto. Giulia Mureddu li sprona a far sì che tutto sembri leggero e naturale come un respiro. Sia i gesti che i corpi, sempre in contatto l’uno con l’altro, tracciano folate nello spazio come se una forza invisibile li avvolgesse e li guidasse spingendoli continuamente avanti e indietro.

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photo Isabella Ghiddi

Ne Il seme del piangere la dinamicità dei corpi era molto più sospesa, mentre in questa nuova partitura coreografica la particolarità del luogo – la Biblioteca di Michelozzo, lunga 45 metri e divisa in tre navate da una doppia fila di colonne ioniche con volte a crociera – porta a sviluppare l’azione sfruttando la profondità dello spazio attraverso una scorrevolezza continua e una maggior velocità. Qui la visione degli spettatori non sarà più frontale come era stata a Cango: ognuno sarà libero di muoversi o sostare dove preferisce, a fianco dei cinque interpreti che, sorreggendosi a vicenda, sembrano condannati a non portare mai a termine il loro esodo infinito

Isabella Ghiddi e Lavinia Elena Guidi

 

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