UN’ONDA DI GESTI PER ESODO#6

Firenze è piena di tesori d’arte, dovunque ci si trovi si è circondati da bellezze architettoniche e pittoriche, come nella splendida Chiesa di San Marco e nel suo convento, oggi museo. L’ultimo appuntamento della quinta edizione di Cenacoli Fiorentini_Grande adagio popolare si è svolto proprio in questo luogo, per l’occasione aperto al pubblico fino a tarda sera. Basta entrare nel chiosco per provare un forte senso d’intimità: sembra di trovarsi in un luogo altro in cui il tempo si è fermato. Mentre si attende l’inizio dell’azione coreografica si possono ammirare numerosi affreschi del Beato Angelico, uno dei massimi pittori del Rinascimento, patrono universale degli artisti: Crocifissione e Santi nella Sala Capitolare è uno dei principali insieme all’Annunciazione che accoglie gli spettatori, increduli di fronte a tanta bellezza, in cima alle scale che conducono alla Biblioteca monumentale del Michelozzo, in cui ha luogo Esodo#6.

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photo Isabella Ghiddi

Quest’ultima tappa di Cenacoli Fiorentini non si svolge infatti in un cenacolo ma nello spazio della Biblioteca, diviso in tre lunghe navate scandite da archi e colonne.
Gli spettatori, liberi di muoversi, sono immersi nella penombra mentre un nastro bianco e un fascio di luce definiscono nettamente lo spazio dell’azione nella navata centrale. La vista non è l’unico senso coinvolto: grande importanza ha anche la musica, con ritmi quasi tribali di percussioni che accompagnano i gesti e sottolineano i respiri affannati. Eppure talvolta il suono sembra svanire tanto l’atmosfera è coinvolgente. Completamente rapiti dal penetrante gioco di sguardi tra gli interpreti, ci si sente chiamati in causa ogni volta che i loro occhi severi incrociano i nostri. All’inizio i cinque protagonisti – due professionisti, due ragazze adolescenti e un danzatore non vedente – percorrono lo spazio con indosso coperte termiche dorate. È il fruscio di queste a richiamare l’attenzione del pubblico già prima di entrare nella sala dove gli interpreti stanno avanzando lentamente.La costruzione coreografica fa sì che ogni corpo sia sempre in contatto con gli altri, che i gesti siano articolati in modo tale da intrecciarsi e che l’alternanza tra movimenti veloci e momenti di staticità crei un ritmo sostenuto. Quando l’azione si arresta prendono forma composizioni che rimandano a immagini di origine biblica, come la Deposizione o la Crocifissione.

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photo Isabella Ghiddi

Lente camminate, corse e cadute si susseguono come un’onda che accumula potenza senza riuscire a sfogarla, mentre le gesta dei danzatori si fanno sempre più pesanti in un ciclo di abbandoni e recuperi che sembra non aver fine. Tutto ci riconduce a un senso di aiuto reciproco, all’aver cura di non lasciare nessuno da solo, ed è impossibile non pensare ai migranti spesso fotografati avvolti in quelle coperte termiche. Così il gruppo eterogeneo degli interpreti evoca quella varietà dell’umanità che, anche se spesso non siamo in grado di comprendere, è la vera forza che tutti possediamo.

Isabella Ghiddi e Lavinia Elena Guidi

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