UN PERCORSO TRA I CENACOLI FIORENTINI: FORME, COLORI, ESPRESSIONI.

Si è appena compiuto un percorso fatto di antica sapienza e di realtà contemporanea, un passaggio alla riscoperta di luoghi sacri e una riflessione sulla condizione dell’essere umano.

Abbiamo nutrito il nostro sguardo passeggiando tra gli antichi refettori, ammirandone le proporzioni, gli affreschi e le azioni coreografiche che Virgilio Sieni ha realizzato per quei luoghi, accompagnati dalle introduzioni alla visione di Sergio Risaliti.

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illustrazione Sara Arfanotti

Da queste introduzioni dello storico dell’arte riportiamo qui di seguito alcuni estratti accompagnati da illustrazioni, collage con interventi a pastello.

“L’Ultima Cena è un soggetto strategico per un pittore che è messo di fronte a due temi quasi antitetici tra di loro: la rivelazione di Cristo come figlio unigenito Dio-uomo attraverso il miracolo della transustanziazione del pane e del vino, e la rappresentazione di un fatto conviviale quotidiano, al quale partecipavano ogni giorno i frati rinnovando quotidianamente quel mistero, non solo nel momento dell’eucarestia durante il rito della Messa, ma proprio durante il momento del pasto, quando tutti insieme si riunivano nei cenacoli. Questi grandi affreschi avevano quindi la funzione di rammentare l’inesplicabilità della passione e resurrezione del Cristo anche nel momento terreno della sussistenza.

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 illustrazione Sara Arfanotti

 

 

La progressione inizia con la visione rappresentata nel quattrocentesco affresco di Andrea del Castagno al cenacolo di Sant’Apollonia. Si viene colpiti dalla forte espressività e dall’esasperazione drammatica delle figure e dei panneggi con il loro trattamento chiaroscurale molto cupo. I personaggi sono incastonati in una scena quasi metafisica per la sua costruzione prospettica arcigna e chiusa, in cui l’attenzione si focalizza sulle figure e sullo sfondo di marmi policromi mentre la tavola finisce per rimanere in secondo piano.

Al contrario, Domenico Ghirlandaio – pittore enciclopedico per la ricchezza dei dettagli visibili nel Cenacolo di Ognissanti, si addentra nella rappresentazione dei particolari, usando la prospettiva per dare compattezza alla bellezza fuggitiva degli oggetti di uso quotidiano presenti sulla tavola, donando così eternità all’effimero. L’atmosfera è ariosa, la luce è morbida e i colori sono delicati, quasi in una sorta di pittura lirica. Attraverso la poesia delle piccole cose il Ghirlandaio riesce a rendere eterno il momento.

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illustrazione Sara Arfanotti

Si retrocede a metà del Trecento con la visione dell’affresco di Andrea Orcagna al cenacolo di Santo Spirito. La sua pittura mette assieme la sintesi plastica di matrice giottesca e di Andrea Pisano accompagnandola a un’espressività più intensa rispetto alla generazione precedente. Dell’affresco originale rimane visibile la grande crocifissione, della quale, a causa del deterioramento, non si può apprezzare il cromatismo, di cui Orcagna era un vero e proprio maestro. Per il pittore la rappresentazione del cenacolo era anche un esercizio di fisiognomica e di caratterizzazione psicologica, attraverso i ritratti degli Apostoli poteva identificare un’emozione, una reazione psicologica o un carattere umano.

C’è infine una precisa sintonia nella ricerca di sfumature sempre più indicibili nella psiche umana e nello spirito umano che Andrea del Sarto contemporaneamente rintraccia, ascolta e sa restituire sia nelle cromie e nelle sfumature che nelle pose e nelle espressioni. Il cinquecentesco cenacolo di San Salvi è uno dei massimi esempi di pittura parlante, ovvero pittura come poesia che parla, un recitar cantando continuo.

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illustrazione Sara Arfanotti

Andrea del Sarto è stato così caratterizzato dal Vasari: “Sono non di meno le sue figure, sebbene semplici e pure, bene intese, senza errori e in tutti i conti di somma perfezione. L’area delle teste, così di putti come di femmine, sono naturali e graziose, e quelle dei giovani e dei vecchi con vivacità e prontezza mirabile,  i panni belli a meraviglia e gli nudi molto ben intesi. E sebbene disegnò semplicemente, son non di meno i coloriti suoi rari e veramente divini”.

a cura di Sara Arfanotti

 

 

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