UMANO: DIETRO LE QUINTE DELLA STRADA D’ORO _ 1

All’Accademia di Belle Arti di Firenze sono iniziati da lunedì 21 settembre i lavori per l’evento d’inaugurazione di UMANO – Cantieri internazionali sui linguaggi del corpo e della danza, prima edizione di una manifestazione internazionale che Cango sta creando in collaborazione con il Teatro della Toscana. Un programma denso di avvenimenti e ospiti, che dal 14 al 31 Ottobre si dipanerà intorno al nucleo centrale della sede del Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza. Per l’inaugurazione, il 14 ottobre alle ore 15, la strada in cui si trova Cango, via Santa Maria, verrà completamente invasa da un singolare fiume dorato… un’occasione unica per segnare l’apertura della nuova stagione, che, per la realizzazione di questo particolare disegno, si avvale della collaborazione con due storiche realtà fiorentine: l’Accademia di Belle Arti e la ditta Giusto Manetti Battiloro. Due artigiani esperti doratori, Marco Pelli e Gianfranco Garutti, sono alla testa di un gruppo di studenti del corso di Scenografia della docente Simonetta Baldini per realizzare la copertura della strada a foglia d’oro.

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foto _ Sara Arfanotti

Ed è proprio Simonetta Baldini a raccontarci come è nata questa collaborazione tra Cango e l’Accademia.

Abbiamo pensato che sarebbe stato bello coinvolgere gli studenti dell’Accademia in questa esperienza di trasmissione di un antico sapere artigianale per la realizzazione di un intervento urbano nel contesto di una manifestazione sulla danza contemporanea: un modo per mettere insieme passato, presente e futuro. Questa iniziativa raccoglie perfettamente lo spirito di quello che facciamo in Accademia, ovvero imparare una tecnica ed evolverla, applicandola a un evento singolare che in questo caso coinvolge i cittadini, le persone comuni, gli abitanti del quartiere… L’istituto ha approvato e attivato il progetto in tempi brevissimi.

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foto _ Sara Arfanotti

Qual’è stata la risposta degli studenti?

Erano molto incuriositi dal progetto e l’incontro con i due maestri artigiani si è svolto in un clima di totale collaborazione. Durante il lavoro i doratori ci raccontano la Firenze com’era, quando si faceva ancora la doratura oro zecchino, ci parlano dell’evoluzione delle tecniche, talvolta anche con storie dai risvolti drammatici. Gli studenti sono entusiasti, stanno affrontando l’impegno con maturità, partecipando attivamente a ogni fase. Si tratta di una di quelle rare occasioni in cui c’è una reale possibilità di scambio di idee e di esperienze: questo ha creato una grande coesione professionale che sta insegnando agli studenti a lavorare in squadra, ad assumersi responsabilità e a rispettare i tempi di realizzazione. Il primo esempio l’hanno offerto i tecnici di Cango, che hanno allestito il laboratorio qui in Accademia in modo preciso, funzionale e veloce nel rispetto di tutte le esigenze.

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foto _ Sara Arfanotti

Tra le collaborazioni con realtà esterne messe in atto dall’Accademia, qual è la particolarità di quella con Cango?

Si cerca di aderire a questi progetti proprio per avere sempre nuove occasioni di scambio reciproco. Credo sia importante restituire dignità alla figura dello scenografo: per un lungo periodo è rimasto dietro le quinte, trattato come un macchinista d’ingegno, ma ora è finalmente considerato un artista a pieno titolo. Operazioni come questa danno l’opportunità di far conoscere il mondo della scenografia al di la del mercato dell’arte e dell’etichetta.
Questo particolare progetto, grazie anche all’apporto del blog, è un anello di congiunzione tra il lavoro di Virgilio Sieni e quello dell’Accademia, perché dà voce a quello che di solito non emerge, si apre a una fruizione sociale e tende a rivalutare la linfa vitale di una Firenze non semplicemente turistica. Il senso della partecipazione dell’Accademia sta nell’esser parte di un progetto collettivo, in cui il lavoro di tutte le persone coinvolte converge verso un fine comune. Quasi senza accorgercene, nel fiume dorato che ci scorre sotto le mani confluiscono i nostri discorsi, la nostra vita durante questa magnifica esperienza.

Sara Arfanotti

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