MARINA GIOVANNINI: Verve – Duetto Nero

Seconda creazione di Marina Giovanni, che, dopo Figurina, presenta Verve – Duetto Nero a Umano_ Cantieri internazionali sui linguaggi del corpo e della danza. Questa volta la coreografa è anche interprete, insieme alla giovane danzatrice Vanessa Geniali, del duetto in programma a Cango giovedì 29 ottobre alle ore 21 e venerdì 30 e sabato 31 alle ore 20.

Si tratta della seconda tappa di un progetto nato questa estate – la prima tappa Verve – Quartetto Colore ha debuttato alla Biennale Danza di Venezia 2015 -, liberamente ispirato alle tavole originali create da Henri Matisse per l’omonima rivista e poi riunite in un volume a tiratura limitata diventato uno dei più famosi libri d’artista del Novecento.

Verve_duetto_nero ©Sara Arfanotti

Verve_duetto_nero ©Sara Arfanotti

«Verve è un progetto composto da molte ripetizioni di moduli – racconta Marina Giovannini – pensati in modo che le interpreti, tutte ragazze tra i dieci e i quattordici anni, facciano pratica e conoscenza di alcuni tipi di movimento: si tratta di composizioni molto geometriche e decorative, nel senso che l’atto di danzare è inteso come pura decorazione».

Verve_duetto_nero © Sara Arfanotti

Verve_duetto_nero © Sara Arfanotti

Che cos’hanno in comune i due pezzi di Verve e che cosa invece li differenzia?

«In comune hanno la forma del quadrato che rimanda al formato delle tavole di Matisse, e la colonna sonora composta da suoni naturali. Naturalmente questi elementi vengono declinati di volta in volta in maniera differente. Si parte dallo stesso nucleo ma i risultati sono diversi: Quartetto colore è un pezzo molto colorato, fresco, giocoso, mentre Duetto è effettivamente nero. L’ispirazione arriva dalle silhouette ritagliate nei papiers gouaches decoupées dell’artista – che alternavano calligrafia e disegno tra colori forti e freschi -, forme quasi infantili, giocate sul non colore, sul segno e sul disegno con la stessa tonalità. Il corrispettivo coreografico di questo piano visivo è una partitura gestuale che mantiene sempre lo stesso tono, senza sbalzi di gradazione, sviluppandosi su un piano di tensione sempre uguale. Abbiamo lavorato molto sul tempo, sul rallentamento, sulla ripetizione e sull’ostinazione cambiando continuamente la composizione: alla fine abbiamo scelto un minimalismo estremo in cui rimangono solo alcuni accenni degli studi iniziali».

Verve_duetto_nero ©Sara Arfanotti

Verve_duetto_nero ©Sara Arfanotti

In Verve – Duetto Nero ti confronti con una giovane adolescente…

«Questo è l’altro lato – più personale ma ugualmente fondamentale – di Duetto nero: la distanza generazionale tra me e Vanessa, lo studio su due universi paralleli che cercano comunque di trovare una vicinanza. Si cerca di trattenere il tempo, di controllarlo, in modo che nel rallentamento diventino visibili tutte le espressioni che nella velocità solitamente sfuggono. Sento molto l’esigenza di poter leggere una gamma di emozioni».

Che cosa ti ha trasmesso questa esperienza con le giovani danzatrici?

«Quel che è più importante in Verve è il processo di trasmissione. Per me lavorare con i giovani significa mettermi in gioco, riprendere modelli che appartengono alla mia esperienza passata. Quando lavoro da sola tendo a scartarli, a privilegiare una forma più sofisticata, meno lineare. Con le ragazzine invece cerco di lavorare su delle figure che siano comprensibili fisicamente ma anche visivamente per loro, e così mi ricongiungo a qualcosa che fa parte della mia origine».

Sara Arfanotti

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