Voci dalle cantiche_Ballo 1265

Abbiamo raccolto le voci di alcuni dei 150 interpreti di Divina Commedia_Ballo 1265, che Virgilio Sieni presenta in prima assoluta il 28 dicembre e in replica il 29 e il 30 alle ore 21.30 nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio per la commemorazione del 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri. L’evento si inserisce nel percorso di trasmissione verso la creazione che il coreografo fiorentino sta tracciando con l’Accademia sull’arte del gesto, nata nel 2007 per avvicinare e approfondire i linguaggi del corpo e della danza con persone prive di competenze tecniche. Tra gli interpreti ci sono sia partecipanti che seguono ormai da tempo i percorsi dell’Accademia sia persone che si avvicinano per la prima volta a questo tipo d’esperienza. Come in Atlante del gesto, creato per la Fondazione Prada di Milano, e in Angelus Novus, presentato al Teatro della Pergola di Firenze, anche qui i danzatori della Compagnia Virgilio Sieni intrecciano i loro passi con quelli degli altri interpreti per formare un corpo unico.

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Le quattro testimonianze che seguono – provenienti da persone di età ed esperienze diverse – ci restituiscono l’intensità di un incontro non solo artistico ma anche umano.

«La prima cosa che mi ha detto Virgilio Sieni è stata di non mettere radici, di essere libera nel movimento – racconta Lucrezia. Le radici oltre che fisiche sono anche mentali: si tratta di essere elastici e guardare alla sostanza, di non muoversi come automi ma scoprire la possibilità di modificare le sequenze dei movimenti in rapporto alle circostanze senza cambiare il senso di quel che si sta facendo. Così ho imparato che non esistono errori, che lo sbaglio può essere unoccasione per sviluppare il movimento in base alle proprie possibilità fisiche e al proprio modo di elaborare gli stimoli esterni. Mantenersi aperti a questi stimoli è fondamentale per non cadere nell’automatismo della ripetizione, per ritrovare l’intensità che mantiene coeso il gruppo in azione. Come dice Sieni, non si tratta di “provare il” ma di “andare in” Paradiso, di accedervi attraverso quello che facciamo.»

«Questestate sono rimasta affascinata dal lavoro di Virgilio Sieni con i non professionisti nei Cenacoli Fiorentini; così, appena ho saputo di questo progetto, ho chiesto di partecipare – racconta Caterina. Mi sono ritrovata in un gruppo molto ampio ed eterogeneo ma unito dall’amore per la danza. Si lavora su gesti semplici, da sviluppare lentamente, senza soluzione di continuità, come se non dovessero mai arrivare a compimento. Ogni gesto è parte di un insieme più grande, un corpo unico che si forma e si disgrega per poi tornare a ricomporsi. Il paradiso, per esempio, è composto da file di persone che “copiano” i movimenti degli altri senza guardarli, cercando di coglierne l’energia e trasformarla. Così ci si imita rimanendo diversi.»

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«Se negli Esodi realizzati per i Cenacoli Fiorentini si affrontava un viaggio faticoso con un piccolo gruppo, adesso le relazioni diventano più complesse e impegnative – racconta Veronica, fedele frequentatrice dei percorsi dell’Accademia sull’arte del gesto. Siamo all’ interno di una massa quasi infinita. Il viaggio si fa più intenso, con più smarrimento. La solidarietà che si respirava nell’esodo si amplifica soprattutto nell’Inferno, dove ci si perde in una massa composta da tante solitudini che cercano di condividere almeno il dolore e la sofferenza, toccandosi e aiutandosi in un crescendo d’empatia che crea un vortice interiore.»

«Per la quarta volta mi trovo con Virgilio Sieni in unesperienza strabiliante – racconta Maria. Ogni movimento si eleva in una scrittura coreografica che conduce verso un’inedita percezione di se stessi. Questa volta l’interazione con laltro è più diretta nonostante la natura composita del gruppo in cui mi trovo, composto da persone giovani, da neo pensionati e da persone che come me sono state giovani tanto tempo fa. Uno accanto allaltro, diamo vita a segmenti di realtà lontane che sintersecano ad altre più prossime e attuali. È un gioco in cui il pensiero vola con serietà e semplicità mentre i gesti compongono sequenze definite ma sempre aperte a nuove possibilità che confluiscono in un sentiero comune.»

             A cura di Daniela Colamartini, Francesca Gennuso, Camilla Guarino, Sara Fulco

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