Quintetti sul nero, un dialogo tra Virgilio Sieni e Alberto Burri

L’ultimo spettacolo di Virgilio Sieni, Quintetti sul nero, presentato a Firenze il 19 febbraio e in replica in 20 e il 21 presso Cango, dopo il debutto a Città di Castello e la tappa a L’Aquila, torna a incarnare e abitare l’arte.

Dichiarato omaggio ad Alberto Burri e ai suoi Grandi neri, lo spettacolo fonde l’ispirazione artistica del grande pittore con la determinante cifra stilistica del coreografo: un incontro che genera una sorta di contraccolpo in chi guarda, lo stesso effetto dichiarato dal pittore riguardo la sua opera degli anni ottanta del Novecento: «si ha la sensazione di azzerare ogni possibile sguardo su una rappresentazione e di trovare una radice, un radicamento». La coreografia nasce proprio in dialogo con lo spazio e le opere della sala “Grandi Neri” degli Ex Seccatoi di Tabacco, suggestivo edificio di archeologia industriale dagli anni Novanta divenuto Museo grazie alla donazione dello stesso Burri, che ha voluto esporre e conservare qui i suoi cicli pittorici di grandi dimensioni, dove Quintetti sul nero ha debuttato il 4 settembre scorso.

12742301_1692519554295449_8420183497864016220_n                                                                                                            Foto Monica Ramaccioni

Del suo rapporto con l’opera di Burri, Sieni dichiara un’influenza concettuale, «i suoi lavori con i sacchi, con le bruciature, i cellophane, le sue stratificazioni della materia mi hanno accompagnato come concetti spaziali insieme ai tagli di Fontana, per arrivare alle fessurazioni di quell’altra materia che è il corpo».

Jari Boldrini, Ramona Caia, Claudia Caldarano, Maurizio Giunti e Davide Valrosso, cinque corpi per cinque azioni brevemente intervallate, anticipate da un Preludio che trae spunto da Le Sacre, conversano con il nero dispiegandone le infinite variazioni. Qui l’inespresso del corpo emerge come riflesso delle proprie pieghe interiori e si addentra in un percorso di scoperta, conoscenza e condivisione. La tenacia del nero materico di Burri è un’aggressione plastica e non cromatica alla pittura con notazioni minime di colore, un colore col segno negativo, che ci invita alla soglia; una storia anonima ai margini della vita vissuta che in chi sa accoglierla regala una qualità nuova e segreta di luce spenta, di accordo tonale, di spazialità lontana e di sfida al colore, che colore non è. Sui vuoti del ‘non colore’, la danza diventa sospensione, sorretta da una musicalità incalzante. Il tempo è inglobato nell’opera, così per Burri come per la coreografia con cui Sieni lo omaggia.

1.-Quintetti-sul-nero-Foto-Monica-Ramaccioni-Archivio-Festival-delle-Nazioni-ed.2015-537x360                                                                                                           Foto Monica Ramaccioni

Il dialogo con le musiche di Daniele Roccato è serrato e gioca tra espressione intensa e rigoroso controllo. Il movimento e il corpo stesso, così come il colore, sono messi in discussione, ma non nella misura del disordine e dell’indefinibile rappresentazione, bensì nell’annullamento del soggetto pittorico, per cui l’immagine non è più soggetta alla gravitazione terrestre e diventa infinita.  Forma e spazio diventano due qualità indiscusse e nell’oscurità sospesa e quasi primigenia si esplora l’origine del gesto, dove le forme continuamente deformate e sfigurate si ri-generenano e ri-costruiscono rompendo i meccanismi abitudinari della percezione, gli automatismi sia del corpo che della mente.
In questa zona opaca emerge la straordinaria evidenza dei corpi in un moto continuo e instabile di pesi e sospensioni, attraverso una prospettiva sempre diversa che non dà tregua all’occhio spettatore.

L’equilibrio è instabile ma tenacemente cercato, i danzatori si aprono così a ciò che li circonda, inalando un nuovo senso di umanità, la stessa che per Burri si identifica in «corpi che sudano e sanguinano non più occhi che vedono».

                                                                                                                Daniela Colamartini

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