Le avventure di Giuseppe Comuniello. PINOCCHIO_LEGGERMENTE DIVERSO

«Tutto il lavoro su Pinocchio _ leggermente diverso è nato dalla lettura, dall’analisi e dall’interpretazione del testo di Collodi. Pinocchio è la storia della crescita dell’uomo e questo spettacolo è stata la mia crescita: da pezzo di legno alla rinascita». (Giuseppe Comuniello)

Domenica 10 aprile alle ore 18 presso il Teatro del Lido di Ostia, andrà in scena Pinocchio_leggermente diverso di Virgilio Sieni, debuttato in prima assoluta nel 2013, a Civitanove Marche.

Giuseppe Comuniello, danzatore non vedente, dal 2009 presenza fissa presso l’Accademia sull’arte del Gesto, in Pinocchio_leggermente diverso ci mostra il risveglio del burattino che, a poco a poco, come un bimbo appena nato, scopre il proprio corpo e il mondo intorno a sé attraverso sensi incontaminati dal piano visivo. Sperimenta, costruisce narrazioni autobiografiche, interagisce con il pubblico chiamandolo a partecipare alla sua scoperta del gesto.

Pinocchio 2

Il danzatore ci racconta lo sviluppo dell’interpretazione del personaggio di Pinocchio nel corso di questi tre anni; lo spazio scenico e le reazioni del pubblico che si ritrova catapultato all’interno dello spettacolo cambiano a ogni replica, come il travestimento del protagonista che continua a modificarsi.

La prima cosa che ti viene in mente pensando a Pinocchio? Si è sviluppato il personaggio nel corso di questi tre anni?

La prima immagine che mi viene in mente è sempre la stessa: il fondale del teatro nero, un cappello bianco e il grillo parlante. Tuttavia, il Pinocchio che faccio adesso è diverso da quello del 2013, il mio corpo è diverso, così come le sensazioni che entrano in gioco. Da quando ho iniziato a fare tessuto aereo, più o meno un anno fa, ho notato un grande cambiamento nel mio movimento, una maggiore apertura del corpo e un grande rinforzamento della muscolatura centrale del busto, e questa nuova consapevolezza mi porta a percepire sensazioni diverse. Inoltre a ogni debutto devo ricreare lo spazio in base alle mie esigenze e questo fa sì che ogni volta sia come un’esperienza nuova: è come se Pinocchio si affidasse a Giuseppe per disegnare lo spazio, poi sarà il personaggio a viverlo.

In questi ultimi due anni hai potuto partecipare a spettacoli con sempre più interpreti, da “Il seme del piangere” a “Angelus Novus” fino a “Divina Commedia_Ballo 1265”. Come ti senti a tornare protagonista sulla scena?

Tornerò ad avere paura. Andare in scena da solo era diventato normale, nonostante cambiassero sempre gli spazi; ora invece mi sono abituato ad avere delle persone vicino, a volte cinque, altre venti, fino alle innumerevoli di Divina Commedia_Ballo 1265. Tornerà quindi la sensazione di spaesamento prima di cominciare, una cosa che mi piaceva tanto quando ho iniziato a fare gli spettacoli da solo. I primi movimenti sono sempre quelli più interessanti. Per esempio, quando mangio il gelato vicino al pubblico per me non è ancora spettacolo, forse non c’è ancora Pinocchio; dal momento in cui lascio il gelato forse divento veramente il personaggio.

Il pubblico interagisce con te durante lo spettacolo più di una volta, che reazioni diverse hai notato negli spettatori partecipanti e quanto è cambiato il tuo modo di approcciarti a loro?

Anche questo è cambiato tanto. All’inizio avevo più paura dell’interazione, ora invece mi piace lasciarmi andare, a volte mi diverto a buttarmi addosso alle persone del pubblico che hanno deciso di intervenire; mi piace fargli capire che io non voglio stare con i piedi per terra ma voglio essere sollevato, tenuto, sospeso. L’imprevedibilità dei movimenti fa sì che i partecipanti reagiscano realisticamente per aiutarmi. Mentre inizialmente ero più restio nel darmi e affidarmi al pubblico, ora mi lascio andare su di loro che presi alla sprovvista mi tengono, mi sorreggono, qualche volta mi fanno anche cadere. Vengo cullato, deposto. Quando riesco a prenderli di sorpresa succedono le cose più belle, mi stringono fortissimo per la paura di farmi cadere o, al contrario, si spaventano e si irrigidiscono; ad ogni modo assumono sempre pose spontanee, non si rendono conto che in quel momento sono anche loro interpreti nella scena.

Pinocchio 3

In realtà non sei sempre solo sulla scena, oltre al pubblico c’è anche un bambino con te, il bambino di circa sei anni che ti porta la torta per il tuo primo compleanno. Cambiano ogni volta in base al luogo in cui va in scena lo spettacolo, quali sono le reazioni e le relazioni che si instaurano tra voi due?

Sarebbe bello poter riuscire a fare almeno tre repliche con lo stesso bambino. Quando non abbiamo troppo tempo per conoscerci siamo più distanti, è più difficile entrare in relazione. Quello che è successo a Firenze è stato bellissimo, si è potuto instaurare con il bambino un rapporto di complicità, di gioco, di fiducia e così la scena è diventata il nostro mondo, il primo compleanno, una festa intima tra noi due. Il bambino ha una traccia come base, ma poi è lui modellarsela addosso, deve essere comunque un gioco.

                                                                                                                 Camilla Guarino

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