BELLI DA SCRUTARE, DI GIULIA MUREDDU

“Scrutare vuol dire frugare, io frugo il corpo dell’altro, come se volessi vedere cosa c’è dentro…”

Con questa citazione di Roland Barthes, Giulia Mureddu introduce il suo nuovo lavoro per la seconda edizione di Stanze Segrete, progetto di Virgilio Sieni, nato nel 2015, che debutterà in prima assoluta sabato 16 Aprile alle ore 18,00 con replica domenica 17 Aprile alle ore 15,30, a Firenze presso Cango.

Giulia Mureddu si diploma nel 1995 al dipartimento di Contemporary Theater-Dance dell’Università delle Arti di Amsterdam e collabora dal 1996 con vari coreografi tra cui Paul Selwyn Norton, Rogie & Company, Leine & Roebana, Hans Hof Ensemble e Anouk Van Dijk. Dal 2012 collabora stabilmente con Virgilio Sieni nei progetti della Compagnia e dell’Accademia sull’arte del gesto. Il lavoro di Giulia Mureddu è caratterizzato da una costante ricerca di una stretta relazione con lo spettatore attraverso la provocazione e il gioco. Agendo oltre i confini delle norme estetiche già note, propone la possibilità di instaurare un rapporto di scambio e confronto all’interno del campo performante, affermando che la fonte del muoversi viene dalle sensazioni più profonde.

«L’anno scorso portai in scena un duetto, quest’anno ho deciso di lavorare con un gruppo più numeroso; ho proposto di aprire il bando non solo ai giovanissimi danzatori, ma anche ai bambini senza esperienze pregresse».
Tredici, infatti, sono i giovanissimi interpreti coinvolti in Belli da scrutare: c’è chi non ha ancora dieci anni e chi ne ha già quindici, età diverse e provenienze diverse, ognuno con una percezione molto individuale del lavoro svolto.

                              Mureddu_BelliDaScrutare

«Sto facendo varie esperienze a contatto con amatori e non soltanto con chi ha conoscenze nella tecnica del corpo, perciò ho deciso di prendere un gruppo misto, sapendo che questa prova avrebbe potuto portare a delle questioni all’interno del gruppo, ma alla fine non accade quasi mai che chi non è istruito nella danza si senta a disagio o viceversa. È stato al contrario molto interessante vedere le varie sensibilità di tutti i partecipanti messe insieme».

Questi giovani interpreti si buttano senza remore nella danza, interpretano i loro corpi e ci lasciano indagare le soluzioni raggiunte.

«Ho lavorato tanto sull’idea di ascolto, del guardarsi e dell’osservarsi, dell’ascoltare e del reagire. Ognuno di loro è riuscito a trovare il modo per entrare dentro questo mondo. Non avevo idea di come potesse risultare la combinazione, infatti le prime prove sono servite a capire chi fossero e come percepissero le mie indicazioni, quasi come fosse un test. È stato proprio guardandoli affrontare con coraggio questo viaggio e osservando in che modo riuscivano a gestire le varie situazioni che gli ponevo difronte che mi sono ritrovata a pensare: “Sono proprio belli da vedere!”».

                                                                                                                              Daniela Colamartini

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