Altissima Povertà, un progetto di Virgilio Sieni per la Città di Torino

Un percorso coreografico che costruisce comunità e bellezza, una metafora del cammino dell’uomo nel mondo. Domani, 30 giugno, e in replica venerdì 1 luglio, alla Reggia di Venaria  debutta Altissima Povertà un progetto creato da Virgilio per la città di Torino, promosso da La Piattaforma. Nuovi corpi, nuovi sguardi, e realizzato da Associazione Didee e Filieradarte in collaborazione con Virgilio Sieni | Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza, e ospitato nel contesto di Sere d’Estate e Natura in movimento, curati da Fondazione Piemonte dal Vivo e Fondazione Via Maestra.

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Ideato da Virgilio Sieni, Altissima povertà – titolo che prende spunto dal libro di Giorgio Agamben Altissima povertà. Regole monastiche e forme di vita – presenta un ciclo di 13 quadri coreografici ispirati alla tradizione visiva delle scene evangeliche, accompagnati dalla musica dal vivo di Roberto Cecchetto.

I protagonisti sono 75 interpreti tra cittadini, danzatori, professionisti e non, dai 10 agli 80 anni, che nell’arco di questi tre mesi sono stati impegnati in numerose sessioni di prova dislocate nei diversi spazi torinesi; dalle periferie al centro storico della città.

Abbiamo incontrato Rita Maria Fabris, direttrice del Progetto e presidente dell’Associazione Filieradarte, che ci racconta la lunga gestazione del percorso e la sua articolazione durante i mesi di produzione che precedono il debutto di domani.

Come nasce Altissima Povertà?

L’ideazione di Altissima povertà si dipana in un periodo di circa due anni. L’embrione del progetto nasce nel 2014, in seguito all’incontro con la poetica artistica di Virgilio Sieni durante la Biennale di Venezia, e in particolare dopo la visione di Vangelo secondo Matteo. L’attività è partita con un primo anno di laboratori, di coinvolgimento di persone appartenenti al territorio della Circoscrizione Due, dagli anziani alle famiglie con bambini di provenienza maghrebina, dai giovani danzatori ai professionisti. L’intuizione di Maria Chiara Raviola (direttrice del progetto e presidente di Associazione Didee ndr) era di poter rendere questo evento con Virgilio Sieni una possibile trasmissione anche per i professionisti torinesi che come assistenti coreografi potessero sia rimettere a frutto la loro esperienza sia entrare in contatto con una realtà comunitaria così forte, così sistematica. Dopo questo primo anno di lavoro di alfabetizzazione e di coinvolgimento delle persone, e successivamente alle conferme dei finanziamenti da parte della compagnia di San Paolo e del Ministero, abbiamo potuto invitare Virgilio Sieni e chiedere alle diverse persone incontrate di entrare in una dimensione molto più complessa, strutturata, offrendo la possibilità di tessere relazioni con molte altre persone al di fuori del proprio territorio e di raggiungere un luogo artisticamente molto importante come la Reggia di Venaria; un luogo che è stato richiesto da Virgilio Sieni per le sue caratteristiche di luminosità e strutturazione dello spazio secondo una prospettiva unica in Italia. L’idea di base prende forma: la comunità ridà vita a un’opera d’arte, e l’opera d’arte riprende vita attraverso questa nuova comunità di danzatori e soprattutto di sguardi.

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Come è avvenuta la scelta dei vari interpreti?

Una delle novità di questo progetto è quella di avere messo insieme due modalità complementari di lavoro di rete sul territorio: da una parte relazioni con associazioni e referenti sul territorio, che ci hanno indicato determinati gruppi da coinvolgere per determinati obiettivi di benessere e socializzazione e dall’altra un bando pubblico, democraticamente diffuso sui social network e attraverso la comunicazione via stampa. La scelta di mettere in atto due diverse modalità di diffusione del progetto nasce dalla volontà di raggiungere anche coloro che non riescono a seguire i canali ufficiali con cui vengono diffuse notizie di questo tipo. Inoltre, l’incontro con l’associazionismo ci permette di radicare il progetto sul territorio, in particolare sulla Circoscrizione Due, ambiente in cui abbiamo lavorato già negli anni scorsi, facendo aderire persone che non sono mai andate alla Venaria Reale e che non hanno una partecipazione attiva nel mondo della cultura in generale. In questo modo il progetto prende anche le sembianze di una convocazione alla partecipazione culturale che provoca benessere, creando tra le persone che vi aderiscono relazioni non solo artistiche ma anche sociali. Tutta la parte coinvolta attraverso il bando, invece, è già in parte aperta a proposte culturali o incuriosita da esse, e partecipa quindi al progetto con una motivazione molto diversa. A livello progettuale è infatti importante per noi riuscire a connettere diverse comunità che hanno alla base differenti motivazioni nella scelta di partecipare a un evento di così grande rilevanza artistica, il quale non è solo frequentato dai soliti addetti ai lavori o dagli amanti di questo tipo di percorsi.

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Un anno di lavoro sul territorio, tre mesi di produzione da cui prende forma l’azione coreografica che debutterà domani alla Reggia di Venaria. Come sono andati questi tre mesi?

L’ultima parte del percorso ha visto la produzione dei diversi quadri che andranno a costituire la colonna vertebrale dell’azione nella Reggia di Venaria. Tredici quadri che hanno cominciato a lavorare a partire da inizio aprile con un calendario di prove molto professionale; per cui anche il passaggio da una esperienza di alfabetizzazione della danza a una partecipazione motivata e a un percorso così prolungato e così intenso è stato un passaggio di comprensione maggiore di avere un obiettivo comune, e soprattutto di possibilità di percepire la danza come una forte esperienza di benessere personale, di trasformazione delle relazioni all’interno del gruppo di lavoro. Poco a poco ogni gruppo si è andato trasformando in una specie di famiglia allargata, mettendo in moto delle relazioni che vanno al di là di quello che sarà poi lo spettacolo. Questa particolare dimensione che si sta venendo a creare produce una forte sinergia di relazioni multiple che si amplificherà nel momento della performance, quando ognuno di loro avrà la possibilità di vedere se stesso sotto un’altra luce, di farsi guardare sotto un’altra prospettiva da parenti e amici, ma anche da una comunità allargata, da una società allargata come è quella torinese.

Com’è articolata la fruizione dello spettacolo, in che modo si posizionerà il pubblico?

Non c’è un punto di vista frontale, il pubblico girerà intorno ai vari quadri come se fosse all’interno di una installazione artistica, realizzando così molteplici intrecci drammaturgici creati in base alla propria attenzione e al proprio desiderio di fermarsi di fronte al gruppo, di fronte alla nonna con la nipote, di fronte alle due bambine. In quest’esperienza c’è anche la responsabilizzazione di un nuovo sguardo.

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Alcuni dei vari partecipanti sono legati da relazioni familiari, quindi oltre al dialogo tra i luoghi del corpo e i luoghi dell’arte Altissima povertà propone anche uno sguardo su un gesto sedimentato nelle relazioni più intime.

Sì, c’è anche uno sguardo sul corpo nell’approssimarsi del proprio famigliare, del simile che viene trasformato dall’arte, dallo sguardo maieutico di Virgilio Sieni che ridona forza e valore a quella intimità e la rende riconoscibile. Tuttavia io ci vedo un duplice fronte, cioè da una parte la valorizzazione di quei gesti intimi, personali e dall’altra la scoperta reciproca di movimenti che si rivelano per la prima volta grazie alla particolarità del nuovo e inusuale contesto d’incontro.

Altissima povertà dà vita a una comunità del gesto composta da danzatori e cittadini che torna a essere “polis” grazie a una virtuosa sinergia che fa dialogare i luoghi del corpo e dell’arte. Un disegno di largo respiro, con una progettualità inserita in una dimensione continuativa, che ci ricorda le immense potenzialità della danza come forma di coesione sociale.

a cura di Francesca Gennuso

Biglietti e Prevendite:
30 giugno ore 20.30 (5 euro biglietto unico); prevendita: 30 giugno Teatro Astra / via Pilo 6, Torino – mar/sab 16.00-19.00 / tel. 011 5634352; InfoPiemonte – Torinocultura / via Garibaldi 2, Torino – tutti i giorni 9.00-17.30
1 luglio ore 19.30 e 20.30 Ingresso con biglietto Sere d’Estate alla Reggia (Altissima Povertà + visita Reggia: 10 euro | Altissima Povertà + visita Reggia + mostra Il mondo de Steve McCurry: 14 euro); biglietteria della Reggia – via Mensa 34, Venaria Reale

Info: organizzazione@lapiattaforma.eu Tel. +39 3808966980

www.lapiattaforma.eu
www.virgiliosieni.it

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