Nuovo lessico famigliare.Family#2

 

Family affair, hit della band americana degli anni ’70-’80  Sly and the Family Stone, apre la prima creazione della seconda edizione di FamilyEffetto Kulešov, coreografia di Jacopo Jenna, che vede in scena le sorelle Anna e Sara Pericoli e i figli di quest’ultima, Alessandro e Andrea Ottavi, 10 e 7 anni. Vestiti con una maglia bianca e un paio di jeans, esplorano lo spazio della sala grande di Cango, alternando gesti a parole che scrivono su fogli alcuni bianchi, altri rossi. Gatto, grosso, babbo, tutto… queste le parole che si leggono e che i quattro protagonisti si scambiano tra loro. L’utilizzo dei fogli rossi produce un cambiamento dell’azione: le due sorelle compiono quasi una coreografia, mentre i bambini saltano e corrono. Le parole sui fogli bianchi sono collegate a dei movimenti come quello della ruota e ogni volta terminata la scrittura coreografica la famiglia si riunisce al centro, scambiandosi nuovamente delle parole.

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Nella sala piccola, protagonisti di Esercizi di composizione della coreografa Marina Giovannini, sono la coppia Gianni Dorigo e Lucia Miligi. Capelli grigi, vestiti neri, orologio blu lui, rosso lei, due cubi di legno di misure differenti. Lo spazio è delimitato dal nastro bianco che disegna rettangoli e quadrati che sovrapponendosi vanno a creare un intreccio geometrico. Una musica dolce e soffusa, composta da leggeri trilli, accompagna i movimenti della coppia intenta in una danza dell’allontanamento e dell’avvicinamento, dalla quale emerge una forte affinità; sembra quasi ci abbiano dato il permesso di intrufolarsi in casa loro e di vederli compiere quei gesti che una convivenza di quasi quarant’anni ha reso perfettamente armonici e che ora si trovano a riproporre in uno spazio ristretto. I cubi vengono usati come seduta o come appoggio, vengono spostati e ricollocati per essere parte integrante della coreografia: i coniugi ci salgono in piedi, lui li usa come punto di contrasto per potersi tenere in equilibrio appoggiando i piedi sul muro, lei come una sorta di scala.

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Spostandosi nella sala media si assiste all’ultima parte di questo trittico coreografico: Simone Borscia e Stefania Faggioli interpretano Dialogo in penombra, coreografia di Giulia Mureddu. La giovane coppia vestita di rosso è a occhi chiusi con le facce coperte di cerone bianco che ricordano le maschere teatrali e che impediscono anche di comprendere la loro età. I loro movimenti si basano molto su un gioco di equilibri e tensioni, trasmettendo un senso di fiducia e di sostegno l’uno per l’altro. Schiena contro schiena, spalla contro spalla, il percepire l’altro e non più vederlo soltanto, stimola a riflettere sui rapporti che costruiamo e su come interagiamo con gli altri: la fiducia, ma anche tutte le paure e i precari equilibri sono alla base di ogni relazione.

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Le tre coreografie, tutte diverse tra loro sono complementari, non solo per l’idea tematica che le lega insieme, nel creare un nuovo lessico famigliare, ma anche per la scelta dei colori che ritornano nelle tre creazioni: rosso, bianco e nero si alternano nelle luci, nei vestiti e negli oggetti di scena.

Isabella Ghiddi

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