I Tre Quadri di Marina Giovannini

Un quadro svedese, equilibri precari su un piccolo cubo di legno, quattro giovani danzatrici dall’energia dirompente; questi gli elementi su cui ruota Tre Quadri di Marina Giovannini, in scena a Cango stasera alle 21.00, e domani alle 17.00, all’interno della giornata inaugurale del Festival La Democrazia del corpo, diretto da Virgilio Sieni.

La serata comincia in Piazza del Carmine, alle ore 18.00, con Cammino popolare, una camminata di trenta minuti in cui prenderanno vita azioni coreografiche eseguite da danzatori e da interpreti non professionisti, e da chiunque abbia voglia di unirsi a questo movimento corale intorno alla Piazza, verso la chiesa e il fiume.

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Alle 21.00 ci si sposta verso Cango in cui andrà in scena Tre Quadri, la prima creazione site specific del Festival. La performance si divide in tre azioni coreografiche distinte (Piccole Perturbazioni, Tre Quadri, Quattro), molto diverse, ma complementari. Come afferma Marina Giovannini: «Un trittico che racconta storie di corpi umani e di relazioni, di percorsi orientati dalla geometria, di danza, di realtà, di rappresentazione».

Gli interpreti sono molto giovani, dai 7 ai 17 anni, e provengono da esperienze assai differenti. La coreografa infatti non è nuova a questo tipo di lavoro, che ormai da diversi anni rappresenta uno dei punti focali della sua ricerca artistica (qui ricordiamo l’attività svolta per il Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza). A tal proposito ci racconta:

«Una cosa molto importante per me è che in questi lavori puoi anche avere un’idea iniziale molto chiara, ma il processo è comunque un incontro, una trasmissione a doppio senso. A partire dai movimenti che scegliamo di fare o dal modo di presentarsi in scena, finanche alle musiche, tutto sta in vita secondo un processo creativo multiforme e proprio per questo vivo. Una sorta di divenire che si porta dietro l’ansia dell’incognita del risultato o della preoccupazione di non aver sviluppato fino in fondo l’intenzione iniziale. La creazione si nutre di un’incertezza che però diviene il centro pulsante del lavoro, l’elemento in cui si annida il vero e proprio senso di questo tipo di creazione con i giovani».

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Tre Quadri prende avvio dalla sala media, in cui assisteremo a Piccole perturbazioni, breve azione che coinvolge tre giovanissimi (Arno Bianchini, Otto Bianchini, Giulio Marri), dai 7 agli 11 anni, che si misurano con delle forme di equilibrio precario create su un oggetto. Apparentemente potrebbero sembrare degli ‘esercizi’, dei ‘compiti’ che i tre interpreti portano a termine, ma, come afferma la coreografa, «sono soprattutto un pretesto per portare i ragazzi a sperimentare la sensazione di sospensione dell’essere che deriva da un attimo di equilibrio, agita secondo modalità che per loro sono inconsuete».

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Successivamente ci si sposterà nella sala grande, dove troveremo un Quadro Svedese, spazio scenico di Tre Quadri, l’azione eponima che dà il nome al trittico. Tre quadri è un pezzo inedito che si svolge quasi interamente su un Quadro Svedese, riprendendo la ricerca della coreografa sulla limitazione dello spazio, già esplorata in composizioni antecedenti come Meditation On Beauty. I protagonisti dell’azione sono la stessa Marina Giovannini e Pablo Carta, un giovane ragazzo di 17 anni che non ha mai avuto esperienze di danza, ma presenta un’attitudine istintiva al movimento, incarnando l’azione con un approccio più naturale e intelligente allo stesso tempo. Come ci racconta Marina Giovannini «Pablo vive sull’Appennino Tosco Romagnolo in una casa di sasso. Intorno a lui c’è la natura. Il bosco è uno dei paesaggi che il suo sguardo interpreta, gli alberi uno degli strumenti che l’hanno formato. La sua è una naturalezza praticata e vissuta in un certo ambiente, che qui viene riportata in un’azione coreografica. Penso che immettere nella danza questa componente istintiva del movimento sia un elemento molto importante per saggiare la limitazione dello spazio, o meglio per prendere coscienza dell’esistenza stessa dello spazio attraverso il corpo che si muove su questa griglia».

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Il trittico si conclude ritornando nella sala media, dove troveremo le quattro giovani danzatrici quindicenni di Quattro (Vanessa Geniali, Lisa Pazzagli, Nina Silvestri, Jessi Zhang), azione coreografica proposta già nel corso della rassegna Stanze Segrete e ripresentata alla Biennale Danza di Venezia 2016. Il pezzo presenta delle piccole variazioni derivanti proprio dall’esperienza delle rappresentazioni che hanno seguito il debutto fiorentino dello scorso aprile. Quattro nasce come un esercizio per sperimentare l’equilibrio tra rischio e certezza, una chiave per sentire e vivere diversamente ogni gesto, anche il più essenziale. Destrutturando parti coreografiche inizialmente molto più complesse, la coreografa ha costruito un susseguirsi di piccoli frammenti coreografici composti attraverso ripetizioni ossessive e accumulazioni, nel tentativo – come afferma Giovannini – «di confinare la libertà per sapere che esiste».

CREDITS
Coreografia di: Marina Giovannini
Allestimento tecnico: Lorenzo Pazzagli
Disegno luci: Paolo Pollo Rodighiero
Assistente alla coreografia: Margherita Dolfi
Produzione: CAB 008, Cango_Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza
Con il sostegno di: Mibact e Regione Toscana
Ringraziamenti: Comune di Palazzuolo sul Senio, Margherita Dolfi, famiglie dei ragazzi coinvolti

Per info e prenotazioni:
Tel. 055 2280525 – biglietteria@virgiliosieni.itwww.virgiliosieni.it

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