Tre Quadri al limite dello spazio

Il limite dello spazio, come elemento da dominare, da esplorare, da dilatare; questi i presupposti che come un filo rosso legano i tre diversi momenti di Tre Quadri, l’azione coreografica di Marina Giovannini presentata sabato 8 ottobre, e in replica domenica 9, a Cango, nella serata inaugurale del Festival La Democrazia del corpo, diretto da Virgilio Sieni.

Tre quadri si divide in Piccole perturbazioni, Tre Quadri e Quattro, tre azioni presentate in sequenza, uno di seguito all’altra, in un itinerario tra la sala media e la sala grande di Cango.

Il primo quadro è Piccole Perturbazioni; in scena tre bambini (Arno Bianchini, Otto Bianchini, Giulio Marri), dai 7 agli 11 anni, e un piccolo cubo di legno, su cui uno alla volta provano delle posizioni di equilibrio. L’elemento ‘gioco’ è la componente predominante dell’azione, portata avanti come un esercizio che diventa scoperta ed esplorazione del limite. La musica che li accompagna tiene alto il tenore ludico dei vari gesti che, tra errori e aggiustamenti, si susseguono fluidamente. I tre interpreti sono molto concentrati, ma non c’è alcuna tensione nei loro arti, solo tanta voglia di lasciarsi andare alla scoperta di un nuovo modo d’intendere il movimento. Dopo una fase di azioni individuali, i tre giovanissimi cominciano a costruire figure corali in cui tra abbracci e sostegni reciproci esplorano in lungo e in largo la sala media di Cango.

trequdri7Per assistere a Tre Quadri, opera inedita, ci spostiamo invece nella sala grande, dove troviamo, al centro della scena, un Quadro Svedese, spazio scenico dell’azione coreografica. I protagonisti sono il diciassettenne Pablo Carta e la stessa coreografa, Marina Giovannini. Il primo a salire sul Quadro Svedese è il giovanissimo ragazzo, che subito agguanta lo spazio, lo esplora, osserva il limite per scorgervi l’infinitezza delle combinazioni. I suoi gesti trasudano sicurezza: vi passeggia e lo abbraccia non come se fosse una montagna da scalare ma un sentiero da scoprire. Il suo gesto è forte, istintivo, ma anche capace di immettersi nel limite traendone forza, con un ritmo che viene esaltato dalla musica, ma non la segue. La sincronia avviene invece con il suo stesso respiro che si integra con la spinta istintuale che lo muove ‘libero’ all’interno di una limitazione. Il suo movimento esprime innumerevoli declinazioni spaziali, mostrandoci come lo spazio possa mutare forma grazie all’intensità della presenza con cui un corpo si appresta ad abitarlo.

A Pablo segue la coreografa, che si appresta al Quadro Svedese prima con la guida del ragazzo, poi da sola. L’approccio è completamente diverso, più ragionato, lento, delicato, quasi soffice. Ma l’integrazione che si viene a creare con lo spazio è uguale per qualità e intensità; anche la danzatrice, come prima Pablo, pare incarnare il limite alla ricerca di un varco per superarlo: statiche pose, corpi sospesi alla ricerca dell’impulso da cui generare il movimento successivo. In conclusione, entrambi gli interpreti si ritrovano insieme a sondare lo spazio del Quadro Svedese. I due corpi si avvicinano, l’uno si modella sull’altro: Marina Giovannini si muove più decisa, con un movimento cadenzato, mentre Pablo ammorbidisce il tono dei suoi gesti senza per questo perdere le peculiarità istintuali che caratterizzano lo spessore del suo movimento.
La fluidità di questi due corpi inseriti perfettamente nello spazio è come l’incontro di due anime che a metà del percorso, insieme, riescono a scoprire quella via attraverso cui ogni limite potrebbe anche annullarsi.

Marina Giovannini Quattro © Jacopo Jenna

Marina Giovannini QUATTRO © Jacopo Jenna

Ritornando nella sala media, ritroviamo le ragazze di Quattro (Vanessa Geniali, Lisa Pazzagli, Nina Silvestri, Jessi Zhang), azione già presentata nel corso della rassegna Stanze Segrete e ora qui riproposta con delle lievi modifiche scaturite dalle repliche successive al debutto della scorsa primavera, tra cui quella alla Biennale Danza di Venezia 2016. Una cosa però è rimasta completamente invariata: la profonda e dilagante energia di queste giovani danzatrici, tutte e quattro quindicenni. La sintonia con cui si muovono nello spazio è un ulteriore elemento di forza: insieme o a coppie si misurano con arditi equilibri ed esecuzione in loop di brevi frammenti coreografici che a ogni ripetizione acquistano una pregnanza maggiore. Nel corso conclusivo dell’azione la musica prende toni tribali, la ripetizione dei passi diventa ossessiva e l’energia dei loro corpi si sprigiona con ancora maggiore chiarezza. Le forme usuali della costruzione coreografica vengono destrutturate con una potenza che ci riporta dritti all’essenza del movimento.

Istinto, gioco, energia, forza e incontro: Tre Quadri mescola questi ingredienti regalandoci una riflessione sulla danza intesa come movimento, come presenza all’interno dello spazio, come forma dell’anima racchiusa nel corpo.

Francesca Gennuso

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