CANTICO in un paesaggio prezioso

Creature sospese in uno spazio ultraterreno, in un’aura senza tempo che lascia emergere figure eterne, irraggiungibili, da contemplare. Un’atmosfera crepuscolare che traccia contorni anatomici, rende nitidi i dettagli, lasciando intravedere nella penombra i sei corpi semi nudi dei danzatori della Compagnia Virgilio Sieni, a cui si aggiunge la sagoma del contrabbasso suonato dal vivo dal musicista Daniele Roccato.

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© Filippo Manzini

Presenze occulte illuminate da un chiarore lunare a volte tagliente, stagliate su una pianura d’oro, luogo in cui si svolge l’intera azione coreografica. Il prezioso tappeto circolare, che richiama lo sfondo dell’arte sacra bizantina, si trova sul palco del Teatro della Pergola di Firenze, dove, con il sipario chiuso alle loro spalle, gli spettatori assistono a Cantico dei Cantici, nuova creazione di Virgilio Sieni, andata in scena in prima assoluta il 7 ottobre 2016 al Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia per il Festival Aperto e in replica fino a  stasera 14 ottobre al Teatro della Pergola di Firenze, per il Festival La Democrazia del corpo.

La suggestione creativa alla base dell’opera parte dal libro conosciuto anche come Cantico di Salomone, dove confluiscono, a partire dal IV secolo a.C., poemi mesopotamici. Un tema caro al coreografo che negli anni ’90 vi aveva già lavorato ispirandosi al Cantico dei Cantici a cura di Guido Ceronetti.

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ph Virgilio Sieni

L’azione si apre in penombra, sulla scena Claudia Caldarano, di schiena, intenta in piccole frammentazioni del busto che riverberano sul piano verticale corporeo. Più il suo movimento è eretto, più la luce fioca incornicia le sue linee muscolari sinuose e mascoline. Gli interpreti (Giulia Mureddu, Maurizio Giunti, Luna Cenere, Riccardo De Simone e Davide Valrosso) si moltiplicano progressivamente sulla scena, andando a formare due file frontali. Da questa formazione coreografica, che varia dai quattro ai sei danzatori, comincia una proliferazione ininterrotta di gesti, di tocchi creati dalla vicinanza dei corpi in cerca e in sostegno l’uno dell’altro, come tasselli di un mosaico indefinito o granelli di polvere che non arrivano mai a depositarsi sulla superficie.

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ph Flavio Innocenti

Otto momenti in cui le figure appaiono sempre sospese e fluttuanti nello spazio, con gli arti che non raggiungono mai un’estensione assoluta ma sono continuamente spezzati da frammentazioni o da pieghe delle giunture, richiamando alla memoria il paesaggio del preludio della Sagra della primavera.
Gambe, anche, ginocchia e gomiti sono i punti di appoggio principali per un’azione che si svolge principalmente a terra. Diversi sono i livelli e le dinamiche, infinite le variazioni dei singoli movimenti: piroette sulle ginocchia create da spirali del busto, cedimenti, frantumazioni del movimento, sospensioni delle articolazioni, un magma molecolare che cambia i legami, li spezza e li ricrea.

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ph Virgilio Sieni

Anche quando gli interpreti non sono coinvolti nell’azione sono comunque presenze, sfondo. Fuori di scena, nella penombra, sono come un accumulo di polvere che non appena si deposita viene soffiato via delle note del contrabbassista Daniele Roccato, riprendendo il movimento come la pece che si stacca dall’archetto durante il tocco con la corda.
La sensazione dominante è quella di essere testimoni di una relazione d’amore tra corpi in solitudine che si cercano perché hanno bisogno l’uno dell’altro. Due amanti sono rannicchiati nel loro nido d’amore etereo, altri si contemplano, si studiano. Il gesto si perde in quello del compagno, si fonde, si consuma.

Dal crepuscolo al buio, dal calore al nudo palco del teatro, si va creando un’immagine che permane stampata sulla pelle anche dopo essersi dissolta in un tripudio di applausi.

                                                                                                                               Camilla Guarino

 

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