EDEN, armonia di corpi in un giardino delle delizie

Un unisono di corpi, un’energia fluida e potente: Eden, di Claudia Caldarano e Virgilio Sieni, andato in scena sabato 12 e domenica 13 novembre 2016 a Cango, nell’ambito del Festival La democrazia del corpo, è un tripudio di bellezza e umanità, di candore e forza, di leggerezza e potenza.

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ph Sara Arfanotti

Un quartetto di donne – Claudia Caldarano, Sonia Bieri, Alma Portone e Lisa Labatut –, diverse per età, formazione e attitudine, si fonde in un unico corpo, guidato dalla sapiente interazione musicale di Stefano Agostini, ex direttore dell’Istituto musicale Pietro Mascagni di Livorno, che con il suono vibrante del suo flauto diventa parte integrante dell’azione coreografica.
Dinanzi a questi corpi agili e fieri pare di essere al cospetto di una tenera tempesta di vento, che invade lo spazio in cui si posa prendendone possesso.
L’una in rapporto all’altra espandono i loro corpi senza mai perdere il contatto. Seguendo un lavoro di composizione teso alla decostruzione del movimento e allo sviluppo del senso di vicinanza, le quattro interpreti proiettano le percezioni dello spettatore in una dimensione estremamente tattile, quasi tangibile.

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ph Sara Arfanotti

Mantenendo una costante attenzione al dettaglio del contatto, le figure coreografiche – il cerchio, la linea retta, la corsa circolare – si ripetono sequenzialmente, mostrandoci ogni volta una consapevolezza maggiore. Come nel ripetitivo dell’aria operistica – che relega alla reiterazione delle stesse parole la mutazione psicologica del protagonista –, ogni volta che una figura si ricrea apparentemente uguale, in realtà comunica una nuova forza, una nuova conquista.
Un corpo unico, in cui si perdono le singole individualità, si annullano le differenze, in un fluire placido di corpi, consapevoli dell’esigenza di aver bisogno l’uno dell’altro per portare a compimento un viaggio ideale. Il gesto si prolifera, si dilata, diventa consapevole mediante un intimo contatto con l’essenza del proprio corpo, vissuto in unisono con quelle delle altre danzatrici.

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ph. Virgilio Sieni

Il tutto è esaltato dalla simbiosi con le sonorità del flauto di Agostini, che funge da materializzazione sonora del loro respiro, ovvero di quel senso primordiale dello stare al mondo. La musica è parte integrante dell’azione, Agostini si muove insieme a loro, interagisce con i loro impulsi, si ferma quando, tra una sequenza e l’altra, le interpreti sostano in un angolo della scena alla ricerca della spinta per un nuovo inizio, per un nuovo viaggio, per una nuova scoperta.
L’armonia che si viene a creare tra suono e gesto amplifica il senso di vicinanza e contatto che lega ed esalta le figure coreografiche dell’azione. La musica dà l’impulso, il sostegno, diviene la matrice di un accordo organico e possente.

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ph. Sara Arfanotti

Quattro donne, dai 15 ai 30 anni, professioniste e non, tra tentativi e slanci energetici, s’incontrano all’interno di un ‘giardino delle delizie’ (il Paradiso in ebraico si indica con la locuzione Gan ‘Eden, letteralmente giardino delle delizie), mostrandoci le illimitate qualità del gesto.

Francesca Gennuso

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