RA-ME e l’essenza della memoria del corpo

Buio. La scena è immobile, c’è poca luce. A un tratto l’occhio osserva meglio e scorge qualcosa che impercettibilmente si muove. E’ una persona vestita di nero che si confonde con lo spazio. Poco a poco fasci di luce brillano e permeano la scena. Sono tre lunghi pali di metallo che illuminano la Sala grande di Cango sorretti da tre ballerini che incominciano un dialogo con l’oggetto che hanno in mano. Delicatezza, attenzione ma anche decisione e determinatezza sono gli aggettivi che caratterizzano Ra-Me, la perfomance della coreografa Lara Russo portata in scena a Cango– Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza – all’interno del Festival La Democrazia del corpo.

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Vincitore del DNA appunti coreografici, presentato alla Biennale Danza 2015 e, tra gli altri, inserito nel cartellone del Gender Bender 2016 a Bologna, lo spettacolo mette in luce il legame dell’ascolto tra i corpi e la percezione dello spazio. I ballerini infatti, non solo entrano in contatto tra di loro, ma instaurano un sinuoso legame con la materia che fanno ruotare, che sollevanone curano come se fosse oro prezioso. Ma non è oro, è rame: un materiale freddo e al contempo delicato. Un materiale che muta proprio come si evolve la corografia e il rapporto tra i tre protagonisti che abitano la scena con le loro movenze.
In principio osserviamo i tre danzatori distanti l’un dall’altro che cominciano a studiare l’oggetto, a stringerlo tra le proprie mani, a poggiarlo a terra, a lanciarlo in alto per aria per poi riprenderlo subito al volo senza farlo mai cadere. Un gioco di equilibri che non solo crea tensione nello spettatore ma che fa scaturire l’elemento della variabilità: cosa succede se il bastone di rame cade? Si rompe o resiste?

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Ed è qui che l’azione muta e che i tre performer riorganizzano e ricercano un nuovo spazio scambiandosi vicendevolmente i pali di rame, creando vorticose piroette in cui uno dei ballerini ruota velocemente il bastone mentre gli altri due cercano di schivarlo, abbassandosi sulle ginocchia. Nuovi equilibri si vengono a definire di volta in volta, seguendo la responsabilità della prima azione svolta, ovvero generando un movimento a cui gli altri si connettono in successione, poiché a danzare non è il singolo ballerino ma una collettività. Responsabilità significa assumersi il coraggio nel dare l’avvio a nuovi contrappesi corporei necessari per indagare continuamente lo spazio. Il movimento si propaga grazie all’accoglienza del gesto dell’altro e del materiale esterno che diventa il tramite tangibile di connessione tra l’intimità di ogni danzatore e di ciò che lo circonda esternamente: il rame come elemento primordiale che richiama il calore, la terra, il colore della pelle. Anch’ esso essendo organico subisce continue trasformazioni con il susseguirsi del tempo, che nell’azione coreografica viene scandito dalla musica di una quarta figura maschile. Posto su un lato del palco il musicista e artista Mahatsanga le Dantec, dà vita alle sonorità metalliche che sembrano proprio richiamare il ticchettio delle monetine di rame che cadono a terrà. Partiture ritmiche dalle sfumature elettroniche fanno da scenografia musicale a questo spettacolo virtuoso che rilancia l’idea di apertura del corpo al cambiamento.

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Si nota infatti che, anche quando il bastone di rame viene posato, cessando di essere protagonista della scena, tutto rimane nella memoria corporea dei danzatori, che ripercorrono passi e gestualità precedentemente articolate con in mano l’oggetto. Sulla scena non c’è più separazione né distinzione tra il corpo e la materia perché ormai entrambi sono fusi assieme, amalgamati nella pelle, nelle ossa e nei tessuti corporei dei nuovi protagonisti, i quali incorporati nella penombra, unica costante di tutta la performance, concludono la coreografia. 

Sara Fulco

 

Credits

Ideazione e coreografia:  Lara Russo  
Suono e tecnica: Mahatsanga le Dantec 
InterpretazioneDavide Tagliavini, Lucas Delfino, Andrea Palumbo
Con il sostegno diPromozione Danza della Fondazione RomaEuropa / CSC Centro per la scena contemporanea Bassano del Grappa / L’arboreto-Teatro Dimora di Mondaino / Gender Bender  Bologna / Teatro Grande Brescia / Compagnia Virgilio Sieni-Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza Firenze / Residenza Idra / Residenza multidisciplinare Stalker Teatro Torino

 

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