Albero di Andrea Carubi

Foto di Giuseppe Penone

Albero

E terra
e acqua,
e zolle smosse,
frugando nel ventre della Madre.
Tentacoli lignei a distribuire vita:
resina e tronco.
Ruoto le braccia al vento come dervisci,
chiamando a raccolta il sole,
semplice fedele risposta
al ciclo eterno che produce meraviglia.
Ma gli umani muoiono nel loro tempo,
orbite vuote di chi non sa più guardare in alto.
Foglie cadono come lacrime
sul piscio di cane
su lattine vuote
sull’anima arsa.
Perduto ogni senso
nell’interstizio vuoto tra due rette,
ansima l’uomo,
boia ubriaco,
nello spicchio marmoreo della corteccia,
a farsi largo.
Ed io
immobile dio senza saette
cado
muto
con silenzioso fragore.

Andrea Carubi

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