Piega

matteo
Quante volte ci sarà capitato di immaginare la nostra vita come una linea retta, infinita. Eppure non c’è niente di più infinito della piega, luogo vibrante dove risiede l’unicità esistenziale di cui ogni vita umana e ogni piega stessa è caratterizzata. Ce lo insegna Leibniz e con lui Deleuze: l’inflessione non porta che all’inclusione, laddove l’inclusione è la causa finale della piega, all’infinito. Ripiegarci, esplorare e conoscere le nostre pieghe e le nostre ombre ci permette di inoltrarci nella nostra “isolata monade” al fine di ritrovare il proprio essere-per-il-mondo. Un’analisi interiormente nomade e monade capace di farci guardare limpidamente dagli altri, con uno sguardo molto più nitido del nostro, dà così vita in modo spontaneo agli effetti di consonanza e risonanza, cioè a una serie di armonici e reciproci scambi tra gli uomini, come nel mondo degli accordi musicali, nel mondo della musica delle sfere, nel mondo dell’infinito armonico di Bach.

È un lavoro difficile dare consistenza alle proprie ombre, ai nostri “spazi interiori”, accettare le nostre pieghe, ma è proprio a partire da questa inflessione dolorosa che il corpo si farà libero, amorfo e leggero e il movimento non si crea ma arriverà, facendo così di ogni uomo un angelo, un danzatore.

Alice Murtas

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