Variazione

Virgilio Sieni

Ciò che non si può dire di Virgilio Sieni è che sia un coreografo nel senso più tradizionale del termine. È piuttosto un esploratore che si è addentrato nelle fessurazioni più recondite del corpo e che ci mostra quello che ha scoperto. Non costruisce, dunque, coreografie, ma sperimenta cedendo il corpo alla bellezza e alle infinite possibilità dell’improvvisazione, cercando di trovare «un continuum di variazioni», gestualità dimenticate, ma anche gestualità troppo ordinarie, che hanno, dunque, perso il loro valore, la loro carica, per conferirgli nuovamente energia.
Rifiuta il copione come principio limitante, segue, piuttosto, «un emisfero di figurazioni», ovvero linee guida che lo conducono verso nuove sperimentazioni.
Sieni concepisce il corpo come un piano di lavoro, lì dove tutto inizia, una mappa, «qualcosa dove posso disporre le mie povere ossa». Un discorso legato all’esodo, presentando tutto quello che il corpo «dà e lascia nell’esodo», tramite un’archeologia, la ricerca delle origine, del principio. Un progetto che giunge a noi come una risonanza dal passato, una vibrazione dei corpi tendente all’infinito, che ci richiama alle nostre radici.

Sara Coluccino

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