Angelo

Perché essere un danzatore è una prova di coraggio, significa avere la consapevolezza di doversi buttare nelle proprie pieghe e in strade ineffabili per ricostruire una nuova postura, ossia un nuovo modo per stare al mondo. Perché essere un danzatore vuol dire indagare nelle «fessurazioni legate al desiderio», condividere le proprie debolezze e le proprie fragilità con quelle dell’altro e, in questo modo, trasfigurare il proprio corpo. Perché il danzatore, che si addentra nel quotidiano percorrendo valorosamente sentieri atipici, dialoga con se stesso e si costruisce delle ali per librarsi nell’aria, «per far volare l’esistente oltre la città», quella stessa città in cui la polis è invitata a sperimentare ogni piccolo gesto, a diffonderlo, e a aspirare a quel senso di aggregazione che permette di mutare una realtà sbagliata e superarla.

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Dolce Vita

In questo modo Virgilio Sieni spiega quello che ama definire «l’ultimo angelo presente sulla terra». Il suo sogno è di far danzare tutti, a prescindere dall’età, dal sesso e dalla preparazione tecnica perché «la danza ci mette in relazione col quotidiano», siamo un vocabolario di gesti e in quanto tale dobbiamo esprimerci. La poeticità di una persona sta nell’imperfezione, nella dislessia, nella dismorfia, nella creazione inconsapevole di una mappatura dei gesti. L’incrinatura rende l’individuo più umano, più autentico e, per arrivare a questo, deve ripercorrere la sua archeologia ossea e recuperare un’inedita e indispensabile postura. Si tratta di una danza del disagio che ci permette di assaporare la vita, di riconoscerci, e ci scardina da una falsa naturalezza che annebbia il nostro vero sentire. Sieni punta a un gesto completamente gratuito, disinteressato, che può creare una nuova cultura dell’esistere liberandoci dalle patologie quotidiane e una nuova comunità pronta a unirsi, a ascoltare e capace di fluttuare come una creatura celestiale.

Alessandra Corsini

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Una risposta a “Angelo

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