Disagio

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Dolce vita _ Archeologia della passione

Il disagio è una dimensione che si crea quando si introduce nel corpo un elemento diverso rispetto a un’abitudinarietà; serve a mettere in crisi le certezze del ballerino, date da codici e esperienze che fanno di lui un professionista della danza. La danza, come dice Sieni, è in grado di metterci in dialogo con il quotidiano, ma questo è possibile solo provocando uno shock nel corpo del danzatore per portarlo a nuove posture, inaspettate soluzioni, facendogli accettare “l’intruso” e quindi provare la dimensione del disagio, così che possa far superare quella tipica imperfezione comune a tutti i ballerini professionisti: la non naturalezza. Si va a creare in questo modo un nuovo vocabolario di gesti, che poi tanto nuovo non è, perché molti di questi movimenti fanno parte della quotidianità dell’uomo, ad esempio la testa piegata leggermente di lato o i piedi rivolti all’interno come a formare un triangolo, mentre si è seduti a ascoltare qualcuno che parla. Invece il professionista “a causa” di tutte quelle strutture e regole derivate dallo studio pratico della danza, li ha dimenticati, ma il suo corpo no, perché il corpo come la mente ha la sua memoria, e attraverso un approfondito lavoro di ricerca è in grado di recuperarli.

Cristina Tacconi

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