San Salvi

Costruita nel 1048 e fondata da san Giovanni Gualberto, la chiesa di San Salvi prende questo nome per l’apparizione miracolosa dell’omonimo santo, che nel VII secolo fu l’antico vescovo della città francese di Amiens. La chiesa venne dedicata a San Michele, mentre il convento continuò a essere intitolato al santo abate francese.

Il monastero di San Salvi ha ospitato una delle prime comunità benedettine, i vallombrosani, e col passare del tempo si è tramutato in un’importante tappa situata sulla strada del pellegrinaggio verso il santuario mariano della Santissima Annunziata. Il suo fondatore riuscì a cacciare il vescovo simoniaco, portando alla città di Firenze una rinnovata spiritualità.
Nei successivi anni, sono stati portai avanti vari progetti di ampliamento della chiesa, dell’originaria struttura è rimasta solo la croce latina con un’unica navata centrale, il tetto di legno composto da una travatura reticolare, e un abside rettangolare.
La chiesa di San Salvi al suo interno, nel chiostro e nelle stanze adiacenti conserva gli antichi affreschi del ‘300, mentre nel refettorio, realizzato dai frati durante un secondo ampliamento della chiesa nel ‘500, è possibile osservare il grande affresco di Andrea del Sarto.

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Maestro del Pontormo e del Rosso Fiorentino, Andrea d’Agnolo detto del Sarto, diede l’avvio al rinnovo tradizionale. Usando tonalità di colori differenti, riuscendo a cogliere spunti dell’età contemporanea, Andrea del Sarto s’impose grazie alla spinta propulsiva verso linee più sciolte rispetto alla rigidità che contraddistingueva il secolo precedente. I Pittori che ne hanno influenzato maggiormente lo stile sono stati Raffaello, Leonardo, gli affreschi di Michelangelo, conosciuti durante il suo probabile viaggio a Roma. Ancora con certezza non sappiamo se il pittore andò nella capitale, ma sicuramente lo studio della Cappella Sistina e delle Stanze Vaticane di Raffaello ha lasciato un segno indelebile nella sua arte, contraddistinta da una disinvoltura e impudenza dei contorni e dei colori accesi, posti in contrasto e accentuati nelle loro sfumature.
Nella sua carriera si passa dalla monocromia degli affreschi del chiostro dello Scalzo a Firenze, fino al lavoro degli ultimi anni che mostra questo studio sul colore giunto al culmine nel Cenacolo di San Salvi.

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Completato tra il 1526 e 1527, il cenacolo raffigura l’Ultima cena, l’attimo che precede il tradimento di Giuda, momento biblico in cui il corpo di Cristo si tramuta in pane e il sangue in vino, in cui gli apostoli, la trinità e i quattro santi protettori dell’ordine vallosombrano sono incorniciati dall’arco di questo refettorio. L’affresco è l’unico a essere sopravvissuto al di fuori delle mura di Firenze dopo l’assedio.

Anche per l’edizione 2016, Virglio Sieni ambienterà in questo splendido cenacolo una delle azioni del suo Grande adagio Popolare, quest’anno inteso come il racconto del gesto attraverso il senso delle macerie e delle rovine.

Andrea del sarto

a cura di Sara Fulco

 

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