UMANO: DIETRO LE QUINTE DELLA STRADA D’ORO_3

Si è appena conclusa l’ultima settimana di produzione della strada d’oro all’Accademia di Belle Arti di Firenze: mercoledì 14 ottobre sarà finalmente visibile al pubblico nel suo luogo di destinazione, via Santa Maria, in occasione dell’inaugurazione di UMANO_Cantieri internazionali sui linguaggi del corpo e della danza. Qualche particella di foglia dorata svolazza ancora nell’aula usata dagli studenti come laboratorio, mentre gli artigiani maestri doratori Marco Pelli e Gianfranco Garutti ci raccontano la loro esperienza all’interno di questo progetto.

foto_Sara Arfanotti

foto_Sara Arfanotti

M.P: «Quando Virgilio Sieni mi paventò questa idea, a essere sinceri, ho pensato a uno scherzo, anche se in passato abbiamo collaborato utilizzando la foglia d’oro e portando il pubblico direttamente nella mia bottega, che all’epoca era proprio davanti alla sede di Cango. Lavorando insieme abbiamo studiato il movimento delle mani, la plasticità del gesto, donandoci reciprocamente qualcosa. Penso che Virgilio sia molto affascinato da questo materiale; lui andava e va tuttora cercando uno scambio continuo con noi artigiani del quartiere, e anch’io, grazie a lui, ho sperimento modi inusuali di utilizzare la foglia oro, anche applicandola direttamente sulla pelle dei danzatori, per arrivare adesso ad applicarla su teli di plastica per rivestire una strada intera».

 G.G: «Per me è un’esperienza completamente nuova, non mi era mai capitato di essere chiamato a partecipare a un lavoro di questa portata, anche se nel corso del tempo mi sono capitate anche alcune commissioni particolari. Oggi noi artigiani tradizionali ci arrangiamo con il poco di lavoro che ci è rimasto, per quanto riguarda la doratura solitamente trattiamo mobili o altri oggetti d’arredo; si tratta di lavori di precisione e meticolosità, dove al massimo ci si avvale della collaborazione di tre persone, con tecniche e tempi diversi rispetto all’applicazione che abbiamo fatto qui in Accademia per la strada d’oro, dove avevamo addirittura quattordici studenti. È stato un bell’impegno, ma anche una soddisfazione poter insegnare qualcosa del mio mestiere a questi giovani e devo dire che nell’insieme mi sono divertito».

foto_Sara Arfanotti

foto_Sara Arfanotti

Qual è stato il processo di progettazione della strada d’oro e com’è cambiato il mondo artigiano nel corso degli anni?

M.P: «All’inizio avevamo pensato di preparare il supporto alla foglia oro con dei pannelli di legno trattati, ma il volume era eccessivo e il procedimento troppo laborioso, quindi pensai a che tipo di materiale utilizzare come supporto e feci delle prove con il nylon… vidi che la resa era possibile e quindi, con l’apporto degli studenti dell’Accademia abbiamo iniziato questo percorso; i tecnici di Cango, Andrea e Francesco, hanno allestito e preparato la stanza dove abbiamo svolto il lavoro e tutti abbiamo lavorato con molta armonia, e soprattutto velocemente. È stata un’esperienza davvero molto appagante, soprattutto per il rapporto che si è creato con i ragazzi: le botteghe artigiane e anche il mestiere dell’artigiano stanno ormai scomparendo, nella mia bottega siamo solo io e mia moglie, quando abbiamo bisogno di un aiuto viene anche Gianfranco (Garutti n.d.r) o altri artigiani, ma siamo rimasti in pochi, diciamo che è un lavoro da pensionati. È stata una bella novità insegnare e collaborare anche se per un breve periodo con questi giovani studenti».

foto_Sara Arfanotti

foto_Sara Arfanotti

G.G: «Ci sono anche tecniche di doratura che sono destinate a scomparire; l’eredità di alcune tradizioni non ha una nuova generazione pronta a subentrare per portare avanti queste conoscenze, non solo per mancanza di interesse, ma anche e soprattutto, per mancanza di richiesta sul mercato. Noi abbiamo iniziato a lavorare come apprendisti nelle botteghe davvero molto giovani, io avevo dodici anni, all’epoca c’era un artigiano specializzato per ogni piccolo settore, i materiali erano più pregiati, i doratori lavoravano spesso con l’oro zecchino, c’era un altro tipo di qualità del prodotto. Molte cose sono cambiate anche dopo l’alluvione del 1966, siamo stati tutti costretti a ripiegare su lavori di manodopera più commerciali e meno artistici, ma più richiesti, e ad oggi, con l’utilizzo di molti macchinari, il lavoro viene molto velocizzato e alla fine si tende soprattutto a privilegiare l’effetto apparente piuttosto che la qualità. Una volta i quartieri di San Frediano e Santo Spirito erano pieni di botteghe di noi artigiani, adesso molte sono state costrette a chiudere: in questi quartieri si cerca ancora di mantenere lo spirito di questa tradizione ma non è più come una volta. Comunque è stimolante, e personalmente mi porta anche un po’ d’orgoglio, che nonostante quanto detto e, anche se in rare occasioni, si cerchi ancora di creare nuove opportunità di collaborazione tra il popolare mondo artigiano e la cultura contemporanea, e soprattutto che si possa ancora avere un dono prezioso da scambiarsi».

Sara Arfanotti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...