QUADRI DALLA PASSIONE_PISTOIA

Lo spettatore è in scena. È così che si viene introdotti all’interno di Quadri dalla passione, opera inaugurale del progetto triennale Cantieri del gesto_Pistoia ospitata questa sera, mercoledì 2 dicembre (ore 20.30 e 21.45) al Teatro Manzoni di Pistoia e diretta da Virgilio Sieni in collaborazione con la Scuola di musica e danza T. Mabellini.

20151201_203807FVentiquattro giovanissime e colorate danzatrici ci accolgono sul palco con un unisono preludio, dall’intensa carica gestuale perfettamente sincronizzata, mentre un’unica esile figurina resta fuori dal complesso, costruendo contemporaneamente una sequenza di lenti e delicati movimenti che ben si contrappongono all’insieme della composizione, nel frattempo il pubblico si dispone ai lati del palco formando gradualmente una cornice contenitiva.

L’entrata del flauto, evocando antichi sapori fiabeschi, segue l’interruzione dell’incalzante ritmicità del gruppo, e si accinge a dirigere, attraverso le note, il formicolante e concentrico moto d’insieme in dinamiche composizioni e pronte scomposizioni di figure, finché le interpreti, e i sei allievi della scuola di musica, si dispongono in formazione all’interno dei sette quadri delimitati al suolo, segnando in questo modo la rottura del perimetro-spettatore, e trasportandoci direttamente nel cuore dell’opera.

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Pochi sono gli elementi scenografici presenti: grezze cantinelle e cavalletti in legno da falegname, forse allusivi all’iconografia sacrale, un paio di sedie e niente più. Ma lo spazio è comunque carico di percettività: dal flusso dello spettatore che passeggia tra le situazioni rappresentate nelle scene, alle evocazioni e ai suoni. I sensi si affinano, e vengono colmati dalla potenza delle energie presenti; seguire il tutto però pare impossibile, si cerca continuamente un punto di vista differente, dovendo scegliere se focalizzare l’insieme o una singola coreografia, ma nel contempo, ascoltando i vari elementi orchestrali presenti – una chitarra, un corno, due flauti, una voce e una tromba –, ci si lascia morbidamente trasportare nella totalità della composizione.

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Le azioni coreografiche all’interno dei singoli riquadri lavorano individualmente, accompagnate dagli strumenti che circolano intorno, ospiti temporanei all’interno dell’uno o dell’altro quadro, richiamando l’attenzione del gruppo e concentrandolo in alcuni momenti di totalità unitaria del gesto di tutto l’insieme, determinando il respiro, l’azione e la sospensione.

Un preciso organismo funzionante, progettato in ogni singola parte per declinarsi in un singolo corpo comune, dove lo spettatore rimane coinvolto attivamente nel movimento concentrico che anima tutta la composizione, divenendo parte integrante del piccolo e soffuso mondo creato a misura sul palcoscenico.

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